MILAN, double face
Milannews Redazione
C’è una novità in casa rossonera scaturita dall’avvio del girone di ritorno: le trasferte non sembrano più un handicap. E’ presto per tracciare bilanci definitivi, tuttavia per il momento i numeri dicono questo: i match lontano da San Siro giocati prima del giro di boa hanno di fatto tenuto lontano il Milan dalle principali rivali per lo scudetto, appena 10 punti in nove partite, uno score da squadra di media classifica. Due vittorie, una peraltro nel derby, match casalingo sui generis, quattro pareggi e tre sconfitte, con 11 gol fatti e 15 subiti. Le prime due trasferte del girone di ritorno, invece, vedono la squadra di Ancelotti a punteggio pieno con la bellezza di sette gol realizzati a fronte di uno solo subito. Comune denominatore l’utilizzo costante di David Beckham e le panchine di Ronaldinho, che in occasione della prima gara dell’anno solare, fece la sua ultima apparizione dal primo minuto. Dal 2-2 dell’Olimpico romano, tra l’altro debutto milanista dell’inglese, tre scampoli di match e novanta minuti in panchina, domenica sera, ancora a Roma ma contro la Lazio.
A Milanello è vietato parlare di disamoramento, tuttavia il fatto che la recente quadratura del cerchio sia coincisa con il suo accantonamento è un dato difficilmente confutabile. Vero è che l’impatto positivo che ha avuto Beckham sul cammino del Milan non ha nulla a che fare tatticamente con il caso Ronaldinho, la spiegazione va ricercata piuttosto qualche metro più avanti, nei meccanismi offensivi pressoché perfetti innestati sull’asse Kakà-Pato. Senza Ronaldinho Kakà è più libero, in altre parole preferisce dividere la scena con Seedorf. L’olandese dal canto suo prosegue tra alti e bassi: nella storia recente, due ottime trasferte, due pessime prestazioni a San Siro, come pesantemente fischiate dall’esigente pubblico rossonero. Che sia questo l’input per un compromesso salva Ronaldinho?


