Il ritorno degli olandesi
Antonio Vitiello
Premessa fondamentale: “quel” trio di olandesi, Marco Van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, è inimitabile e irripetibile. Abbandonarsi alla nostalgia è un esercizio pericoloso, lo è di meno sottolineare un ritorno di fiamma che come si addice a tutti i grandi amori è riesploso rapidamente e con intensità. Il Milan e il calcio olandese hanno indubbiamente un rapporto speciale da 25 anni a questa parte, un feeling che dalle parti di Amsterdam è superato solo dalla venerazione – totale come lo fu il suo mentore Cruyff – per il Barcellona. Per questo non devono stupire le dichiarazioni di Urby Emanuelson e Mark Van Bommel, che per motivi diversi e in differenti fasi della loro carriera hanno fortemente voluto il rossonero. Il primo sbarca in Italia a quasi 25 anni, dopo aver imparato l’imparabile alla scuola dell’Ajax, pronto per il salto di qualità che lo porterebbe a raggiungere tre obiettivi: vincere qualcosa di concreto dopo le delusioni di Amsterdam, diventare un giocatore completo migliorando come difensore, e conquistare un posto stabile nell’Olanda di Van Marwijk. Da questo punto di vista, Van Bommel non corre problemi, visto che il Ct, che anche suo suocero, lo ha fortemente voluto anche dopo il Mondiale, facendone il capitano Oranje.
Un ruolo che il 34enne limburghese ha già ricoperto con disinvoltura a Eindhoven e a Monaco di Baviera, dove ha superato lo scetticismo iniziale, duro a morire, sulla sua olandesità. In questo senso il Milan si è portato in casa un vero capitano, non tanto per la fascia che ovviamente non avrà, quanto per il temperamento e le motivazioni che il contratto di appena sei mesi se possibile concentrerà ulteriormente. Vietati i paragoni, né con il tre tulipani cari a Sacchi, né con il quartetto capeggiato da Kluivert e Davids che naufragò miseramente a metà anni ’90. Semplicemente, due innesti là dove servono ad Allegri, e tanto basta per rinsaldare un legame che continua a essere speciale.


