Preso El Shaarawy, Kakà blindato, prenotato Kucka. E per Fabregas non c'è fretta se litigano Barça e Real
Luca Serafini
Tutte le mattine una lucertola si infila nella canottiera dei tifosi del Milan, all’altezza delle reni, e corre via velocemente sbucando sul collo, scappando via, andandosi a infilare negli spiragli dei siti, dei giornali, dei social-network, delle radio, dei giornali, delle tv. Lasciando brividini e pruriti sulla schiena. Una lucertola frenetica, impaziente. Mentre Galliani invece gioca a fare il gatto: osserva la lucertola con gli occhi spalancati, si nasconde, la punta da lontano e si avvicina. Si accorge che intorno ci sono altri famelici gatti. Ogni tanto dà una zampata: prima Kakà (“Se ti muovi torni qua, se no resti a Madrid”), El Shaarawy (che preclude alternative suggestive come Drogba o Adebayor e allo stesso tempo mina la permanenza in rossonero di Paloschi e/o Cassano), Kucka e Ganso (ottime intuizioni per il futuro), abbandonando per un po’ altri frequentatori del praticello di via Turati come Asamoah e Witsel. Non ha fretta e lo ripete ogni giorno. Il Milan ha cambiato registro: comprava giocatori “pronti”, noncurante dell’età (Stam, Emerson, Beckham…), con l’obiettivo di continuare a vincere. Massimiliano Allegri ha indotto la società a cambiare rotta: l’obiettivo oggi è tornare ad essere competitivi in Europa, una sola stagione potrebbe non bastare e allora meglio puntare su gente con un avvenire intrigante. In verità una stagione potrebbe bastare eccome, se l’impianto che ha dominato il campionato si completasse con un rendimento all’altezza da parte di Pato e Ibrahimovic, cioè se riuscissero finalmente a fare in Champions ciò che hanno fatto per far riconquistare lo scudetto ai rossoneri dopo 7 anni.
Quel Mister X inventato di sana pianta da Milan Channel per giocare in diretta con l’allenatore e diventato il tormentone dell’estate, è diventata un’ossessione. Difficile spostarsi da Hamsik e Fabregas nello scenario del mercato, impossibile pensare allo stesso tempo che non ci siano altre piste aperte. Il napoletano è lì, congelato da un’offerta e dagli umori di De Laurentiis che ha la necessità di pescare rapidamente un’alternativa, nel caso. E Lamela sembra rispondere ai connotati. Su Fabregas ci sono più fiches che su qualsiasi numero in grave ritardo alla roulette ed è molto difficile farsi largo a gomitate. Anche perché Fabregas è spagnolo e l’ipotesi di rientrare a casa a Barcellona o a Madrid dopo l’esperienza inglese, lo affascina non poco. E’ una partita a scacchi più che un’asta, è una caccia alla lucertola infida e sgusciante, che prima o poi si fermerà sul muretto al sole. Bisognerà essere in quel momento, e solo in quel momento, dopo settimane di paziente attesa, più rapidi e implacabili dei concorrenti. Disorientandoli appena prima, spiazzandoli nell’attimo fatale. Come si può facilmente vedere, una strategia di appostamenti e di pazienza che non prevede – come i tifosi vorrebbero, come i tifosi implorano ogni minuto di ogni santo giorno – evoluzioni o aggiornamenti costanti. La certezza è che il colpo, il Mister X, l’uomo in grado di alzare l’asticella del Milan nella rincorsa al salto in alto europeo, arriverà. E non sarà (soltanto, nel caso) un cavallo di ritorno, sia pure romantico, come Kakà.
L'inquietudine non è una colpa, non lo è nemmeno l'apparente incoerenza tra il dover scegliere tra un incarico e l'altro. Parlerò per una volta in prima persona. Anni fa mi offrirono in vari momenti l'ufficio stampa di due grandi società italiane di serie A: la proposta economica era importante, lasciai il mio direttore e i miei colleghi nell'incertezza per qualche settimana. Ero appena stato assunto da un giornale. Alla fine scelsi la vocazione del giornalista, dello scrivere. Non trovo ci sia niente di male. Leonardo è inquieto, le scelte ponderate non sono mai tradimenti. Specie davanti a offerte importanti. Semmai sono gli atteggiamenti che talvolta sembrano assumerne i tratti. La cosa che lascia stupìti è come mai così molti tesserati abbiano fretta di andarsene dall'Inter o non abbiano esitato a lasciarla nel recente passato. Forse, da Gigi Simoni in poi, questa è una specie di contrappasso della pena per Massimo Moratti.
Chiudiamo con un breve capitolo dedicato allo staff medico, ribaltato dopo una stagione con alla guida Gianluca Melegati. Il Milan ha nuovamente rinnovato questo settore, ripescando Rudy Tavana che umanamente e professionalmente è una delle più belle persone che abbiamo conosciuto nel calcio. In “infermeria” al Milan i ricambi sono frequenti, prima e dopo l’epoca di Meersseman il quale a sua volta rappresenta un rari esempio di serietà e preparazione. In quasi 30 anni abbiamo conosciuto medici, uomini straordinari: Monti, Sturla, Colombo, Volpi, gente appassionata che per amore dello sport ha spesso rinunciato a una vita più semplice e forse anche più ricca. Ma lo sport, appunto, e il calcio in particolare, sono capricciosi, insofferenti, petulanti: i giocatori frequentano comunque specialisti di loro fiducia, le società mettono pressione per avere diagnosi (semplici) e prognosi (brevi), gli allenatori e i giornalisti sotterrano lo staff di domande su questioni che sovente nemmeno conoscono, i tifosi giudicano e sputano sentenze. Oltre agli infortuni e alla salute, il medico sportivo deve saper gestire bene anche gli umori e la superficialità di un mondo che va sempre, troppo, di fretta. Chi ci riesce, deve infine sconfiggere la stanchezza.


