Sognando Kakà
Pietro Mazzara
Nel nome di Ricky. Potrebbe sintetizzarsi così il proposito di Stephan El Shaarawy che, nelle sue prime parole da giocatore del Milan, ha fatto capire di non voler essere solo una meteora di passaggio in quel di Milanello ma che, al contrario, vuole fare di tutto per mettersi in mostra in un club che, negli ultimi anni, non è stato abituato ad aspettare l’esplosione di un giovane, Pato a parte, e che ha prediletto la politica del prodotto finito a quella del giovane in erba. L’ex mezz’ala sinistra del Padova però ha dimostrato, almeno davanti alle telecamere, di non avere paura nel mettersi in discussione, cosa che sarebbe anche abbastanza comprensibile per un ragazzo classe 1992 che, però, a dispetto di molti suoi coetanei, può già vantare un’esperienza molto importante in un campionato duro, ma allo stesso tempo formativo, come la nostra Serie B.
L’aver avuto a che fare con giocatori che per anni hanno navigato tra la serie cadetta e la massima serie ha permesso al “Piccolo Faraone” di acquisire quella mentalità che, difficilmente, un campionato giovanile può trasmettere ai ragazzi ivi coinvolti. Ibrahimovic, Pato, Robinho, Inzaghi, Paloschi e Cassano saranno, almeno dal 12 luglio, i suoi nuovi compagni di reparto anche se, per caratteristiche e doti tecniche, El Shaarawy potrebbe essere schierato qualche metro più indietro, magari proprio in quel ruolo di mezzo sinistro che gli consentirebbe di arrivare in zona gol col pallone sul suo piede preferito, il destro, e con la possibilità di scegliere se rifinire oppure provare la conclusione in rete. Proprio come piaceva fare a Kakà.


