Milan, il segreto non è nel singolo: ecco le prove!
Tiziano Crudeli
L'Uruguay di Oscar Washington Tabarez, ex allenatore milanista, batte l'inconsistente Paraguay per 3 a 0 e si aggiudica la Copa America. Dopo il quarto posto conquistato nel Mondiale (dietro a Spagna, Olanda e Germania) la Celeste si conferma il miglior complesso dell'America Latina. Il Paraguay, dopo 5 pareggi consecutivi (ha vinto dopo i calci di rigore soltanto nei quarti e nelle semifinali) e senza mai convincere, ha dimostrato che per accedere al match clou della finale la compattezza del gruppo, lo spirito di sacrificio, la grinta, la determinazione , il furore agonistico possono portare lontano anche se si è privi di grandi campioni. La filosofia del “primo non prenderle” e le conseguenti barricate davanti all'eccellente portiere Vilar, protagonista di interventi strepitosi, hanno consentito di arrivare in finale. A volte una tattica difensiva ben concertata azzera le differenze tecniche. E' capitato anche nella Champions League, vinta dall'Inter di Mourinho, quando nell'incontro chiave col Barcellona, con un pressing asfissiante a tutto campo i nerazzurri disciplinatissimi imbavagliarono Messi e compagni. Le clamorose eliminazioni dalla Coppa America di Argentina e Brasile non fanno altro che confermare i convincimenti di alcuni addetti ai lavori che sostengono: “il calcio è uno sport di squadra e quindi i singoli contano fino ad un certo punto.” Eppure la stragrande maggioranza è convinta che per vincere siano determinanti le individualità di rilievo. Se così fosse l'Argentina o il Brasile, invece di cedere il passo a formazioni più modeste, avrebbero dovuto salire sul podio più alto. E invece entrambe, nonostante gli onori del pronostico e i numerosi campioni di cui disponevano, sono uscite di scena anzitempo. Le qualità vengono moltiplicate dall'efficacia delle trame del collettivo. Al contrario di quanto accade nella nazionale Argentina dove Messi è spesso avulso dalla manovra. Nelle squadre al top ogni pedina va sistemata al posto giusto e i sincronismi e gli interscambi devono essere perfetti. Per ottenere tutto ciò occorre un lungo lavoro di preparazione e la totale disponibilità dell'intero gruppo. Non basta piazzare un grande giocatore se poi questo si rivela poco idoneo agli schemi del team o addirittura risulta un corpo estraneo. Giocatori quindi scelti per essere funzionali al progetto del tecnico (che assume un ruolo fondamentale!!) con grandissime motivazioni e tanto spirito di sacrificio. Il talento, messo al servizio di un gruppo ben organizzato, è un valore aggiunto. Lo è decisamente meno il solista. Arrigo Sacchi sentenzia: “L'errore è partire dal singolo per arrivare alla squadra.” Zlatan Ibrahimovic, ceduto dall'Inter al Barça per la “modica” cifra di 46 milioni più Samuel Eto'o valutato 25 milioni, non si è rivelato consono agli schemi di Guardiola. Ragione per cui un anno dopo è stato svenduto al Milan con la formula del prestito gratuito per un anno con diritto di riscatto per 24 milioni pagabili in tre anni.
Un autentico affare. Per il Milan. Ibra, 21 gol stagionali con la maglia rossonera, nella prima parte del campionato è stato ha realizzato 10 gol e 10 assist, mentre nel girone di ritorno del campionato, come al solito, è notevolmente scaduto (4 reti e 4 assist). Allegri, però, ha trovato soluzioni di gioco alternative che hanno valorizzato l'intero complesso e compensato la minore brillantezza di Zlatan. Il che è una ulteriore conferma di quanto predica Arrigo Sacchi secondo cui i solisti sono inutili, se non c'è gioco. Lo hanno dimostrato gli argentini Messi, Tevez, Aguero, e i brasiliani Ganso, Neymar, Pato, Robinho insufficienti per imporsi con le loro nazionali nella Coppa America. Il Milan intanto prepara la nuova stagione. Emergono alcuni dati. La squadra di Allegri con i nuovi arrivi raggiunge un'altezza media di 184,5 cm per 81,8 kg. Un'equipe quindi dotata di una struttura fisica notevole. I rossoneri sul piano della forza dovrebbero essere competitivi ai massimi livelli tenuto conto che il tasso tecnico generale è elevato. Bisognerà semmai constatare se l'agilità, la velocità, il ritmo forsennato che riescono imporre le qualificate rivali potranno creare o meno difficoltà ai giganti milanisti. Il Barcellona, benchè abbia un'altezza media 177,3 cm per 71,1 kg, rimane il team più accreditato. Si ripropone, anche nel calcio, il duello Davide contro Golia. Prima, però, di arrivare ad un eventuale confronto tra i due colossi, occorre che i Golia rossoneri, strada facendo, si sbarazzino dei diversi concorrenti altrettanti temibili sul piano fisico e tecnico. Il che non sarà semplice. E poi, nel caso in cui si dovesse arrivare ad una sfida con i campioni d'Europa in carica, non è detto che i Golia milanisti debbano soccombere ai Davide blaugrana. Soprattutto se chi ha stazza usa il cervello. La forza e l'intensità possono creare disagi a coloro che hanno tanta qualità con un tonnellaggio ridotto. Soprattutto se lo stratega, che dirige le operazioni dalla panchina, è scaltro e usa alcuni accorgimenti per cercare i punti deboli dell'avversario. Per ora è inutile qualsiasi volo pindarico, ma è bene stare con i piedi ben piantati per terra e vivere alla giornata.


