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Milan, il segreto non è nel singolo: ecco le prove!

autore
Tiziano Crudeli
per Milannews.it
martedì 26 luglio 2011, 00:00Editoriale
autore Tiziano Crudeli
26.07.2011 00:00Editoriale
Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli

L'Uruguay di Oscar Washington Tabarez, ex allenatore milanista, batte l'inconsistente Paraguay per 3 a 0 e  si aggiudica la Copa America. Dopo il quarto posto conquistato nel Mondiale (dietro a Spagna, Olanda e Germania) la Celeste si conferma il miglior complesso dell'America Latina. Il Paraguay, dopo 5 pareggi consecutivi (ha vinto dopo i calci di rigore soltanto nei quarti e nelle semifinali) e senza mai convincere,  ha dimostrato che per accedere al match clou della finale la compattezza del gruppo, lo spirito di sacrificio, la grinta, la determinazione , il furore agonistico  possono portare lontano anche se si è privi  di grandi campioni. La filosofia del   “primo non prenderle” e le  conseguenti barricate davanti all'eccellente portiere Vilar, protagonista di interventi strepitosi, hanno consentito  di arrivare in finale. A volte una tattica difensiva ben concertata  azzera le differenze tecniche.  E' capitato anche  nella Champions League, vinta dall'Inter di Mourinho, quando  nell'incontro chiave col Barcellona, con un pressing  asfissiante a tutto campo  i nerazzurri disciplinatissimi imbavagliarono   Messi e compagni.   Le clamorose eliminazioni dalla Coppa America  di Argentina e Brasile  non fanno altro che confermare i convincimenti di  alcuni  addetti ai lavori che  sostengono: “il calcio è uno sport di squadra e quindi i singoli  contano fino ad un certo punto.”  Eppure la stragrande  maggioranza è convinta che per vincere siano  determinanti le individualità di rilievo.   Se così fosse l'Argentina o il  Brasile, invece di cedere il passo a formazioni più modeste,  avrebbero dovuto salire sul podio più alto. E invece entrambe, nonostante gli onori del pronostico e i numerosi campioni di cui  disponevano,  sono uscite di scena anzitempo.   Le qualità vengono  moltiplicate dall'efficacia delle trame del  collettivo. Al contrario di quanto accade nella nazionale Argentina dove  Messi è spesso avulso  dalla manovra. Nelle  squadre al top  ogni pedina va sistemata  al posto giusto e  i  sincronismi e gli interscambi devono essere  perfetti. Per ottenere tutto ciò occorre un lungo lavoro di  preparazione e la totale disponibilità dell'intero gruppo. Non basta piazzare un grande giocatore se poi questo si rivela poco idoneo agli schemi del team o addirittura risulta un corpo estraneo. Giocatori quindi  scelti per essere  funzionali al progetto del tecnico (che assume un ruolo fondamentale!!) con grandissime motivazioni e tanto spirito di sacrificio. Il talento, messo al servizio di un gruppo ben organizzato, è un valore aggiunto. Lo è decisamente meno il solista.  Arrigo Sacchi sentenzia: “L'errore è partire dal singolo per arrivare alla squadra.”  Zlatan Ibrahimovic, ceduto dall'Inter al Barça per la “modica” cifra di 46 milioni più Samuel Eto'o valutato 25 milioni, non si è rivelato consono   agli schemi di  Guardiola. Ragione per cui un anno dopo è stato svenduto al Milan con la formula del prestito gratuito per un anno con diritto di riscatto per 24 milioni pagabili in tre anni.

Un autentico affare. Per il Milan. Ibra, 21 gol stagionali con la maglia rossonera,  nella prima parte del campionato è stato ha realizzato 10 gol e 10 assist, mentre nel girone di ritorno del campionato, come al solito, è notevolmente scaduto (4 reti e 4 assist).  Allegri, però, ha trovato  soluzioni di gioco alternative che hanno valorizzato l'intero complesso  e compensato la minore brillantezza di Zlatan. Il che è una ulteriore conferma di quanto  predica Arrigo Sacchi secondo  cui   i solisti sono inutili, se non c'è gioco. Lo hanno  dimostrato gli argentini  Messi, Tevez, Aguero,  e i brasiliani Ganso, Neymar, Pato, Robinho  insufficienti per imporsi con  le loro nazionali nella Coppa America.    Il Milan intanto prepara la nuova stagione. Emergono  alcuni dati. La squadra di Allegri  con i nuovi arrivi raggiunge un'altezza media di 184,5 cm per 81,8 kg.  Un'equipe quindi dotata di una struttura fisica notevole. I rossoneri  sul piano della forza dovrebbero essere  competitivi ai massimi livelli  tenuto conto  che il tasso tecnico generale è elevato.  Bisognerà semmai  constatare se l'agilità, la velocità, il ritmo forsennato che riescono imporre le qualificate rivali potranno creare o meno difficoltà ai giganti milanisti. Il Barcellona, benchè abbia  un'altezza media 177,3 cm per 71,1 kg,  rimane il team più accreditato.   Si  ripropone, anche nel calcio, il duello  Davide contro Golia.  Prima, però,  di arrivare ad un eventuale  confronto tra i due colossi, occorre che i Golia rossoneri, strada facendo, si sbarazzino dei diversi concorrenti altrettanti temibili sul piano fisico e tecnico. Il che non sarà semplice. E poi, nel caso in cui  si dovesse arrivare ad una sfida  con  i campioni d'Europa in carica, non è detto che i  Golia milanisti  debbano   soccombere ai Davide blaugrana.  Soprattutto se chi ha  stazza usa il cervello. La forza e l'intensità possono creare disagi a coloro che hanno tanta qualità con un  tonnellaggio ridotto. Soprattutto se lo stratega, che dirige le operazioni dalla panchina,  è scaltro e usa alcuni accorgimenti per cercare i punti deboli dell'avversario. Per ora è inutile qualsiasi volo pindarico, ma è bene  stare  con i piedi ben piantati per terra e vivere alla giornata.

per Milannews.it

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