Schweinsteiger mette una firma sul suo destino. Cassano-Balotelli: uno esclude l'altro?
Giulia Polloli
Il Milan testa il suo stato di forma nella prima partita dell’Audi Cup. L’avversario è il Bayern di Schweinsteiger, osservato speciale della gara da parte della dirigenza rossonera, come possibile indiziato tra i vari profili del famoso mister X che il Milan ha diffuso da ormai oltre un mese. Il Bayern è in stato avanzato di preparazione, si vede sin dalle prime battute: la mobilità dei tedeschi mette in allarme la difesa guidata dall’inossidabile Nesta, ma soprattutto chiama agli straordinari lo straordinario Abbiati che deve superare se stesso, o semplicemente confermare il suo stato di grazia, tra i pali.
Dopo un assedio durato quattro minuti il Milan sorprende il Bayern con il solito Ibrahimovic che con freddezza porta in vantaggio i rossoneri.
Abbiati, Nesta, Van Bommel e Ibrahimovic: questa la spina dorsale dei migliori in campo nel primo tempo. Abbiati, come già sottolineato, conferma solo il suo estremo stato di forma, sempre reattivo e attento, dinamico tra i pali, pronto a spiccare letteralmente il volo anche di fronte ad un pallone che sembrava già diretto all’incrocio dei pali.
Van Bommel, ex della formazione tedesca, viene applaudito caldamente dal pubblico prima dell’entrata in campo. E dopo il fischio d’inizio per lui parlano le sue gesta. Mai acquisto fu più azzeccato. Sebbene manchevole di un po’ fantasia pura, per intenderci, sebbene abbia caratteristiche diverse da quelle dell’ex compagno Pirlo, la sua possente presenza a centrocampo mantiene gli equilibri balistici e fa anche da filtro alle incursioni avversarie.
Ibrahimovic non ha bisogno di molte parole. Apparso in condizione smagliante già nella prima uscita contro la Solbiatese, lo svedese non si risparmia: va a segno, smista palloni importanti, (pregevole il passaggio per Gattuso, altro gladiatore mai stanco di giocare in mezzo all’arena) diventa immarcabile, lasciando pochi punti di riferimento agli avversari.
Ma è il Bayern ad esprimere le azioni più importanti e a mettere nel sacco la palla vincente, dopo l’errore di Paloschi dal dischetto, proprio grazie all’osservato speciale, Schweinsteiger, che così capitalizza un altro importante punto a suo favore per l’approdo in rossonero.
Ma non è certo lui l’obiettivo prioritario del mercato rossonero. Gli occhi di tutti sono puntati, ancora una volta, fino allo sfinimento, sulla telenovelas che si è creata attorno al nome di Fabregas.
Il Barcellona, che di questo torneo è finalista, ha espresso il suo calcio inimitabile nella gara contro il Porto Alegre e, come era lecito aspettarsi, diventa ancora più appetibile l’idea di poter entrare a far parte di quella rosa di invincibili attori di un calcio divertente e vincente.
Fabregas ha già espresso più volte il suo desiderio di giocare nella squadra di casa, ma il Milan non ha alcuna intenzione di gettare la spugna prima del tempo. Per questo di certo i prossimi oltre trenta giorni che ci separano dalla chiusura del mercato, saranno importanti e fondamentali per regalare la stretta finale all’affare.
E gli stessi giorni saranno determinanti anche per altri giocatori. Anche se il Milan lo dichiara importante per il suo futuro, Cassano ancora non brilla di luce propria nemmeno di fronte alla platea che ha riempito lo stadio tedesco. Solo Ibrahimovic lì davanti riesce ad essere determinante e questo accresce i problemi. Perché si vocifera di una ricerca forsennata nella direzione di un giocatore che possa sostituire il seppur instancabile svedese, che però non può essere onnipresente in ogni competizione.
Allora al via altre ipotesi. La più strampalata, anche se suggestiva, è quella che sembra avvicinare nuovamente Balotelli, reo di aver fatto nuovamente infuriare Mancini, alla squadra di Allegri. Ma tutto questo solo a condizione che cassano abbandoni: forse che due personaggi così forti siano difficilmente gestibili anche dal Milan?
Paloschi ancora non pare aver convinto il suo mister, non certo per la prestazione odierna, ma forse qualcuno caldeggia un altro anno d’esperienza in una società con meno pressioni, con meno obiettivi da raggiungere a tutti i costi.
Quindi restringendo il cerchio, Ibra da solo seppur determinante non basta, Cassano ancora non regala le garanzie richieste, Paloschi appare acerbo e spaesato negli schemi del tecnico rossonero. Vero è che nella gara di stasera le gambe pesanti hanno impedito all’undici in campo, di volta in volta diversificato dai cambi sapienti di Allegri, di rendersi determinante. E d’altronde mancavano anche le prestazioni dei brasiliani, rientrati solo da pochi giorni dall’avventura sudamericana. Allegri ora, dopo la finalina per il terzo posto, potrà lavorare per il primo vero trofeo, quello che apre la stagione e che colora gli animi, quel derby che diventa il primo step per una cavalcata trionfale, quella partita che, a dire il vero, non ha bisogno di molta preparazione mentale, perché il solo evocarla riempie di adrenalina i muscoli del corpo, fa respirare a pieni polmoni, solleva gli animi e fa dimenticare la stanchezza nelle gambe.
Il derby è nell’aria, la vittoria è l’imperativo a cui nessuno vuole sfuggire.


