VERSO MILAN-WERDER BREMA
Davide Bin
E' stato un inizio di settimana tormentato per l'ambiente rossonero: prima le polemiche per i fischi dei tifosi a Seedorf e Ancelotti, poi la notizia della fantomatica trattativa con lo sceicco Mansour, già proprietario del Manchester City e, quindi, noto alla tifoseria rossonera per la vicenda Kakà, che avrebbe versato circa 500 milioni di Euro nelle casse rossonere, per avere in cambio il 40% delle azioni della società. In questo clima particolare la squadra sta preparando una partita importante e decisiva, ovvero la sfida di ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA contro il Werder Brema; si parte dall'1-1 dell'andata, risultato prezioso, favorevole, ma che non assicura la qualificazione, quindi ci sarà da faticare e soffrire per passare il turno. Il Milan ha dimostrato varie volte in questa stagione di non saper gestire i risultati e di avere una difesa poco affidabile, quindi non si può sperare di proteggere per tutta la partita lo 0-0 che garantirebbe la qualificazione; meglio giocare per vincere e provare ad attaccare un avversario che anche a Brema ha dimostrato di essere tutt'altro che impenetrabile in difesa, mentre in attacco è molto più insidioso, è bravo a sfruttare le palle alte (contrariamente alla difesa del Milan) e gioca allo stesso modo in casa e in trasferta, quindi andrà affrontato con grande attenzione e concentrazione. Ancelotti ha parlato di partita che non è di Champions ma è come se lo fosse, forse anche per risvegliare l’orgoglio e la voglia di vincere di un gruppo capace di esaltarsi nelle sfide decisive, ma molto meno abile a gestire l’ordinaria amministrazione delle “banali” sfide di campionato contro le provinciali. A proposito di campionato, l’ambiente rossonero sembra un po’ combattuto sul dilemma se privilegiare la conquista di un trofeo come la Coppa UEFA o puntare comunque tutto sul campionato, sebbene ormai non ci siano prospettive concrete di scudetto, perché giungere sul podio (cioè fra le prime tre) è troppo importante per accedere direttamente ai gironi della prossima Champions League e, di conseguenza, guadagnare quei milioni di euro che sono mancati in questa stagione. Il tecnico ha dichiarato che sarebbe bello raggiungere la finale di Istanbul e alzare un altro trofeo, anche se non si tratta della coppa “dalle grandi orecchie”, in modo da consentire a capitan Maldini di chiudere la carriera in modo glorioso, ovvero con una coppa in mano, ma se la stessa domanda venisse fatta a chi la società la deve gestire dal punto di vista economico, la risposta sarebbe sicuramente diversa, ovvero che bisogna assolutamente conquistare il podio in campionato. Immagino che anche i tifosi siano divisi, perché alzare un trofeo e vincere qualcosa anche in questa stagione sarebbe molto importante, ma la “musichetta” della Champions piace molto a tutti e vogliamo tornare a vivere quelle emozioni alle quali eravamo ormai abituati e assuefatti ma che dopo un anno di astinenza ci mancano parecchio (anche perché a giudicare dalla qualità delle partite valide per gli ottavi di finale di Champions, anche questo Milan con tanti problemi poteva dire la sua in quella competizione).
Personalmente ritengo che una squadra come il Milan questo dilemma non dovrebbe nemmeno porselo, perché ha l’organico e la forza per raggiungerli entrambi: arrivare fra le prime tre in campionato sembrerebbe quasi scontato per chi aveva come obiettivo principale della stagione lo scudetto e anche arrivare fino in fondo ad una competizione europea in cui non sono presenti le più forti squadre continentali dovrebbe essere quasi obbligatorio per chi è abituato a frequentare il “salotto buono” europeo. I milioni della Champions sono importanti, ma per noi tifosi lo è altrettanto, se non di più, conquistare trofei e lottare fino in fondo per qualunque traguardo, perché una squadra di calcio non deve diventare solo un’azienda che deve produrre utili o chiudere i bilanci in attivo ma deve continuare ad avere come obiettivo principale quello di vincere partite e trofei, soprattutto se ti chiami Milan. Se il destino della società rossonera deve essere quello di puntare solo all’ingresso in Champions League per tenere a posto i bilanci, meglio riaprire la trattativa con lo sceicco e accettare un’offerta che sistemerebbe i conti per anni, consentendo di tornare a primeggiare in ogni competizione e non rassegnarsi a “mendicare” un terzo posto qualunque. Quando si sente dire che in campionato non è indispensabile vincere lo scudetto, perché lo stesso traguardo lo raggiungi anche arrivando terzo e vedi una squadra che accetta volentieri queste prospettive, viene la nostalgia della vecchia Coppa dei Campioni, alla quale partecipavi solo se arrivavi primo in campionato; se il regolamento fosse ancora quello, immagino che il Milan avrebbe sicuramente vinto qualche scudetto in più in questi ultimi anni (non a caso uno solo nel nuovo millennio) e anche ora avrebbe un altro atteggiamento in campionato, anche perché il rischio di accontentarsi di posizioni di rincalzo è quello di esagerare con il rilassamento e di finire come nella scorsa stagione, ovvero fuori dalla zona Champions per eccessiva mancanza di impegno e concentrazione sul campionato. Proprio per questo ora siamo qui a parlare di una vigilia di Coppa UEFA e non di una sfida di Champions League e questo doveva servire di lezione ad un gruppo che, invece, anche in questa stagione ha mostrato limiti e difetti di continuità che non gli hanno consentito di lottare per lo scudetto. La sfida contro il Werder è tutt’altro che facile, perché Ancelotti ha ancora grossi problemi per gli infortuni: Kakà e Ronaldinho non sono ancora recuperati e non sono stati convocati (anche se viene il sospetto che vengano risparmiati per il campionato, visto il discorso di cui sopra), mentre sono tornati disponibili Shevchenko e Pato. Ancelotti dovrebbe schierare la miglior formazione possibile, senza fare turn-over, perché questa è una partita da “dentro o fuori” e non si possono fare calcoli: in difesa servono centimetri e abilità sulla palle alte, una della migliori doti del Werder; a centrocampo serve qualità e sostanza; in attacco servono fantasia e concretezza e sicuramente ci sarà posto per Pippo Inzaghi, che quando sente aria d’Europa si scatena e vuole aggiornare il suo record di gol (visto anche che Raul non ha segnato contro il Liverpool, rischia seriamente l’eliminazione dall’Europa e Pippo potrebbe andare in fuga). Non ci sarà certo il tutto esaurito a San Siro, perché anche per il popolo rossonero la Coppa UEFA non è la Champions, ma si spera che ci sia comunque una cornice di pubblico degna di una sfida europea ad alto livello e che, soprattutto, chi sarà presente sugli spalti pensi solo a tifare Milan e a creare la giusta atmosfera, senza fischiare i giocatori e il tecnico; eventualmente ci sarà tempo a fine partita per manifestazioni di dissenso, ma io spero vivamente che al triplice fischio dell’arbitro ci siano solo applausi ed entusiasmo, perché vorrebbe dire che l’avventura del Milan in Europa continua, come è giusto che sia per la squadra più titolata del mondo.


