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TRIPLO PIPPO PER GUARIRE IL MILAN

autore
Davide Bin
per Milannews.it
lunedì 9 marzo 2009, 01:00Vista dalla Curva
autore Davide Bin
09.03.2009 01:00Vista dalla Curva

La squadra rossonera, malata e incerottata, comincia a guarire e prova ad uscire da un momento delicato e difficile grazie ad una tripla dose della magica “medicina Inzaghi”, che già in altri momenti della recente storia rossonera era servita a ridare slancio e vitalità al gruppo di Ancelotti; pensiamo, ad esempio, all’ultima tripletta di SuperPippo prima di questa all’Atalanta, segnata a Livorno nella scorsa stagione, quando il Milan era in un momento simile a questo e aveva bisogno di risalire la classifica per conquistare un posto in Champions League; pensiamo alle tante partite, anche decisive, risolte dai gol di Inzaghi, che magari non saranno belli o particolarmente spettacolari, ma che valgono esattamente come tutti gli altri e permettono di conquistare punti, vittorie e trofei. La tripletta di Pippo ha permesso al Milan di vincere la partita contro l’Atalanta, ma anche di mascherare i tanti problemi palesati anche contro i bergamaschi dalla squadra: i rossoneri hanno peccato in continuità e personalità, sono sembrati poco tranquilli, forse anche a causa delle troppe assenze che tolgono certezze al gruppo e sono stati salvati spesso dalle parate di Abbiati, decisivo soprattutto nella seconda parte del primo tempo, quando ha negato il pareggio all’Atalanta, prima che,nella ripresa, altri due gol di Inzaghi chiudessero definitivamente la sfida. Certamente basta scorrere la lista degli infortunati (una decina circa) per capire che le attenuanti e gli alibi sono tanti e tutti validi, ma bisogna ammettere che il risultato è fin troppo generoso nei confronti dei rossoneri e ingiusto per un’Atalanta che, seppur anch'essa indebolita dalle assenze di Doni e Floccari, ha messo in dificoltà per lunghi tratti la squadra di Ancelotti. La vittoria è importantissima anche e soprattutto alla luce dei risultati delle squadre che inseguono il Milan in classifica a breve distanza: Fiorentina e Genoa hanno perso, la Roma ha pareggiato, il che significa terzo posto più saldo (cinque punti di vantaggio sulla quarta) e Ancelotti più tranquillo, perché da qui in poi la situazione dovrebbe migliorare, con il recupero di qualche infortunato e la possibilità di allenarsi per tutta la settimana, senza impegni extra, fino a fine stagione.

Perso anche Seedorf nell’allenamento di rifinitura, Ancelotti deve fare di necessità virtù e schiera quello che può; fare la formazione in queste condizioni è fin troppo facile, ma non è un buon segno: l’unica variante rispetto ala formazione ipotizzata alla vigilia è in difesa, dove non viene inserito Antonini, ma Senderos come centrale al fianco di Maldini, con Bonera spostato a destra e Zambrotta dirottato a sinistra; Jankulovski avanza a centrocampo ad affiancare Pirlo e Flamini e Beckham si sposta nella posizione di trequartista alle spalle di Inzaghi e Pato; emergenza piena e spostamenti a catena da far venire il mal di testa, ma questo passa il convento in questo momento e Ancelotti deve adattarsi e meriterebbe di essere giudicato proprio valutando tutti questi problemi. A proposito di giudizi, c’era grande curiosità per l’accoglienza del pubblico di San Siro ad una squadra reduce dalla bruciante eliminazione dalla Coppa UEFA e dalla sconfitta di Genova: niente fischi, sostegno della curva alla squadra ma transenne tappezzate di striscioni in rima che “inchiodano” tutte le componenti della squadra (società, allenatore e giocatori) alle loro responsabilità, anche se la maggior parte delle colpe sono addebitate ad una dirigenza che investe poco sul mercato e non ha pensato a rinnovare e integrare una rosa che già nella scorsa stagione aveva mostrato lacune e problemi. Un atteggiamento maturo e responsabile del pubblico e della curva, che non ha negato l’appoggio alla squadra in un momento delicato, ma che non poteva far finta di niente di fronte ad un’altra stagione in cui ci si ritrova a marzo senza obiettivi da raggiungere (nel senso di trofei da alzare) e ha fatto notare con ironia tutto quello che non va,

La partita inizia nel migliore dei modi per i rossoneri, che sbloccano il risultato dopo soli sette minuti: Jankulovski dimostra di trovarsi molto a suo agio come centrocampista (forse più che come difensore…chi di dovere rifletta!) e sforna un ottimo assist per Inzaghi che, appostato a centro area, non ci pensa su due volte e insacca il classico gol dell’ex, scatenando la sua consueta esultanza sfrenata. Ora bisogna evitare di chiudersi troppo, perché la difesa è il tallone d’Achille del Milan e sarebbe opportuno anche cercare di chiudere la partita per non soffrire troppo; Beckham non rende molto come trequartista, ma quando si sposta nella sua posizione naturale delizia gli occhi con giocate d’alta scuola, come il lancio millimetrico di sessanta metri per Pato, che vanifica tutto sparando alto dopo un buon controllo. Purtroppo, come accade spesso, il Milan si spegne, arretra troppo e l’Atalanta ne approfitta, prende fiducia e comincia ad insidiare Abbiati: cinque occasioni per i bergamaschi fanno venire i brividi e il portiere rossonero è bravissimo e decisivo in almeno tre di queste; prima effettua una grande parata su un tiro di Guarente ed esulta come per un gol, poi devia in angolo due colpi di testa di Plasmati, centravanti di quasi due metri che i centrali rossoneri faticano a contenere sulle palle alte (e questa, purtroppo, non è una novità!); l’attaccante dell’Atalanta reclama anche un rigore per una trattenuta e il Milan interrompe il dominio nerazzurro solo con un’occasione creata da un assist di Pato per Jankulovski che, però, tira troppo debolmente e centralmente. Il primo tempo si chiude con il Milan in vantaggio, ma anche con la sensazione che tale vantaggio non durerà fino alla fine se i rossoneri continueranno a farsi schiacciare e a soffrire così tanto in difesa.

Nel secondo tempo Pato sbaglia un gol facile facile, solo davanti a Consigli (in verità l’azione era viziata anche da un fallo di mano non rilevato) e dimostra di non essere in una giornata particolarmente brillante, soprattutto in fase conclusiva, mentre va un po’ meglio quando si tratta di sfornare assist per i compagni. Si ricomincia presto a soffrire quando Ferreira Pinto scaglia verso la porta di Abbiati un tiro insidiosissimo che esce di poco, ma quando il Milan sembra sul punto di capitolare e l’Atalanta preme per raggiungere un pareggio tutto sommato meritato, arrivano in rapida successione i due gol di Inzaghi, i due gol “alla Inzaghi” che chiudono la partita: prima SuperPippo riceve uno splendido passaggio filtrante di Pato, scarta Consigli e deposita in rete, andando a ringraziare il giovane compagno e a dirgli “Questo gol è tuo!”; poi si trova al posto giusto al momento giusto in area di rigore, cosa in cui è maestro per via di un innato senso del gol e raccoglie l’assist di Zambrotta, penetrato in area grazie ad un triangolo con Jankulovski, segnando il gol del definitivo 3-0 e la tripletta personale, la nona in carriera. Ancelotti concede la meritata standing ovation a SuperPippo, sostituendolo con Shevchenko e Pato mostra di non avere lo stesso fiuto del gol del compagno appena uscito, divorandosi un altro gol a pochi passi dal portiere su assist di Jankulovski. Ancelotti completa la serie delle sostituzioni mandando in campo Antonini al posto di Bonera e Viudez al posto di Beckham; per il giovane uruguaiano si tratta dell’esordio in campionato ma la felicità dura poco, perché l’arbitro non concede recupero e la sua presenza dura una decina di secondi senza toccare palla.

Finalmente una partita conclusa senza soffrire fino alla fine con il risultato in bilico e allora si può ringraziare i giocatori con applausi scroscianti e siglare la definitiva pace, ammesso che ci sia mai stata una lite, visto che il sostegno non è mai mancato. Beckham saluta il pubblico ma non si tratta dell’addio (o arrivederci), perché proprio poco prima della partita è arrivata l’ufficialità della sua permanenza a Milano fino a giugno e questa è un’altra buona notizia di una giornata positiva sotto molti punti di vista; ci voleva per chiudere un periodo difficile e aprire, si spera, un finale di campionato in crescendo, soprattutto quando la squadra avrà ritrovato i giocatori ora assenti e una condizione migliore grazie al lavoro settimanale. Per Ancelotti questa partita contro l’Atalanta corrispondeva all’ultima parte di una salita; ora la squadra ha scollinato e dovrebbe iniziare la discesa; speriamo sia davvero così, perché siamo un po’ stufi di prestazioni sofferte,stentate e costellate di errori, soprattutto in fase difensiva. Non sempre ci saranno i gol del solito Inzaghi a mascherare i problemi della squadra, anche se ci avviciniamo alla primavera, stagione in cui Pippo si risveglia e comincia a segnare a raffica; è successo nella scorsa stagione, sembra succedere anche ora e rimane il rimpianto che non ci siano obiettivi, soprattutto europei, da raggiungere, perché si sa che l’Europa è il suo terreno di caccia preferito. La tripletta di Inzaghi ha permesso al Milan di riprendere la corsa e di consolidare il quarto posto; è stata una domenica importante, favorevole e soddisfacente e, in fondo, non ci possiamo lamentare del rendimento casalingo del Milan in questo campionato, visto che i rossoneri hanno raccolto ben undici vittorie, due pareggi e una sola sconfitta. Se il risultato è certamente positivo, la prestazione lo è molto meno: a leggere il punteggio si potrebbe pensare che il Milan abbia dominato l’avversario, mentre per lunghi tratti dell’incontro è avvenuto il contrario; sorprende anche lo zero alla casella gol subiti, ma anche in questo caso “non è tutto oro ciò che luccica”, visto che il merito è quasi esclusivamente di Abbiati che ha “nascosto” con le sue ottime parate le solite amnesie di una difesa che continua ad essere disattenta e inaffidabile, soprattutto sui palloni alti; non è nemmeno un problema di uomini e di “altezza” perché la coppia centrale era composta da Senderos e Maldini, che non sono certo due “nani”, ma se non si va a contrastare l’avversario, non si salta e non si stringe la marcatura, è ovvio che gli attaccanti hanno vita facile e trovano spazi invitanti. Comunque la cosa più importante è che il “malato Milan” sia sulla via della guarigione; la “vitamina Inzaghi” ha avuto un effetto miracoloso e questo 3-0 deve dare fiducia, tranquillità, serenità e sicurezza a tutto il gruppo, in vista di un finale di campionato che può regalare ancora qualche soddisfazione, anche se i grandi obiettivi sono ormai sfumati.
 

per Milannews.it

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