L'anticipo di Galli - Tre lampi di Rabiot (e Maignan) stendono il Como
Non era un risultato scontato, alla vigilia: il Milan arrivava da due pareggi consecutivi con Genoa e Fiorentina, in lotta per non retrocedere, e i lariani erano staccati in classifica di soli sei punti e ancora imbattuti in casa. E tanto meno appariva scontato vedendo srotolarsi la partita, specie nel primo tempo. E invece il Milan ha battuto il Como col punteggio di 1-3. Ma prima di tornare al match, facciamo un passo indietro.
Quello di cui parliamo è il Como dei ricchissimi fratelli indonesiani Hartono (a capo del colosso del tabacco Djarum), del presidente Suwarso, del Ceo Terrazzani, del Ds Ludi. È il Como che, come ogni club, appartiene ai tifosi, è il Como di chi ama il calcio e le sue storie affascinanti. Ma è, nella narrativa contemporanea, soprattutto il Como di Fabregas, il leader tecnico di questo affascinante ed entusiasmante progetto. Il percorso del Club lariano non può passare inosservato e non può, al di là delle legittime rivalità di campanile, non essere apprezzato da tutti gliappassionati di calcio.
Si dice che per realizzarsi e durare nel tempo i cambiamenti nelle aziende dovrebbero iniziare dal basso. Nell’azienda calcio dal basso significa dal settore giovanile. Il Como ha invece iniziato la sua rivoluzione partendo dal vertice, ossia dalla prima squadra. Ora però, anche il settore giovanile ha cominciato a intraprendere una nuova strada, un nuovo approccio che tutti nel contesto lariano sperano possa capace di portare nel più breve tempo possibile linfa vitale alla rosa di Fabregas. Un aspetto che, considerato il mio storico interesse verso il calcio giovanile, rende ancor più interessante l’osservazione dell’atipico universo del Como.
Ora possiamo tornare a quanto accaduto in riva al lago, allo stadio Sinigaglia, nel recupero della partita rinviata per l’impegno rossonero nella supercoppa italiana. Il Milan era privo di due “feriti”: Pavlovic, nove punti in testa dopo una battaglia aerea con Comuzzo, e Füllkrug, un dito del piede rotto nella stessa gara e recuperato miracolosamente (si parlava di quattro partite saltate) per la panchina. Una perdita importante se ricordiamo come il nostro panzer era stato il riferimento in attacco su cui Pulisic, in particolare, si era appoggiato nella partita di Firenze, creando tre nitide occasioni da goal. In generale, quindi, il Milan si presentava con sette giocatori diversi rispetto alla formazione scesa in campo allo stadio Franchi. L’indisponibilità di Pavlovic ha costretto Allegri a riproporre De Winter con Gabbia al centro di una difesa schierata, almeno in fase di costruzione, a quattro, con Tomoriterzino destro e Bartesaghi a sinistra.
Al fischio d’inizio è stato subito il Como a fare la partita, palleggiando con proprietà e andando in vantaggio con un colpo di testa di Kempf su schema da corner dopo 10 minuti. Dopo il gol il monologo comasco è proseguito, con i giocatori bravi a infilarsi centralmente, fermati solo da un Maignan in vena di veri e propri miracoli. Poi, a una manciata di minuti dalla fine del primo tempo, il Milan si è acceso: Saelemaekers ha rubato palla sulla trequarti a Van Der Brempt (forse commettendo fallo) e, con un passaggio millimetrico, ha servito sulla corsa Rabiot che, appena entrato nell’area avversaria, è stato travolto da Kempf: imperizia del difensore e rigore netto. Dopo qualche discussione (molto pacata, per fortuna) fra Allegri, Leao e pure Maignan, lo ha calciato – non benissimo – Nkunku: quarto gol in campionato del francese e pareggio. Un lampo, un solo lampo di gioco e il Milan ha potuto chiudere il primo tempo di nuovo in partita.
La ripresa è iniziata sulla falsariga del primo tempo. Maignan, ancora strepitoso, si è opposto in ogni modo alle conclusioni del Como. Fino a un altro lampo, al 55’, quello che ha connesso Leao a Rabiot: assist del primo, gran controllo di petto e tiro in diagonale del secondo, con Butez battuto e un incredibile 1-2 per i rossoneri che è comparso sui tabelloni dello stadio! Poco dopo l’ora di gioco Allegri ha iniziato a modellare la sua squadra, cambiando più volte modulo (difesa a tre, poi a quattro, poi a cinque) e aggiungendo stazza fisica dove serviva: sono entratidapprima Füllkrug e successivamente Ricci e Loftus Cheek. Ed è stato proprio il tedesco, che ha stretto i denti per esserci e sta diventando un beniamino del pubblico per la sua abnegazione, a dare il contributo maggiore: sponde intelligenti in avanti e presenza nella propria area sui calci piazzati. È arrivato così anche il terzo lampo: ancora Rabiot che ha ricevuto palla al limite dell’area del Como, si è spostato verso l’interno del campo alla ricerca del varco giusto e ha calciato con il sinistro sorprendendo ancora Butez. Game over.
Quali considerazioni trarre da questa partita così? I numeri sono impietosi e il possesso palla dice 68 per cento per il Como e – un dato che si stenta a credere vero – 617 passaggi contro 254. E, come vado scrivendo da qualche tempo, è stato ancora una volta evidente come lasciare il gioco nei piedi altrui, con un baricentro così basso, abbia regalato campo e iniziativa a Nico Paz e compagni. Si potrà obiettare che l’unico numero che conta è quello dei gol: verissimo. Però continuo a sperare che questa squadra sviluppi una proposta di gioco più interessante e piacevole, più in linea con la tradizione rossonera.
Di contro, celebriamo il pragmatismo spietato e la verticalitàall’ennesima potenza, con la capacità di ribaltare il campo in tre passaggi grazie al talento di alcuni nostri giocatori. Ma anche uno spirito di squadra che sembra davvero privo di crepe e che forse, in attesa di un gioco più strutturato, è il vero capolavoro di Allegri: Leao che accetta di buon grado la decisione dell’allenatore sul rigore e va subito a festeggiare Nkunku, Rabiot che a fine partita quasi annuncia, tra risate di complicità, il rinnovo di Maignan sembrano episodi creati ad arte per ribaltarne alcuni di segno opposto dello scorso anno. Insomma, a modo suo, in modo molto allegriano (nel bene e nel male) il Milan c’è. Restiamo a tre punti dall’Inter, il Napoli e le altre sono dietro e ora torna la Champions. Stay tuned, il bello, forse, deve ancora venire!






