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MN - Dentro il "caso Leao": i retroscena tra rinnovo congelato, problemi tattici e fiducia da riconquistareTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 15:11Primo Piano
di Pietro Mazzara
per Milannews.it

MN - Dentro il "caso Leao": i retroscena tra rinnovo congelato, problemi tattici e fiducia da riconquistare

La reazione di Rafael Leao alla sostituzione di ieri sera è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso che era colmo da settimane, ma che tutto l’ambiente Milan era riuscito a non far tracimare. Perché la reazione al cambio, tra smorfie di disappunto, lentezza nell’eseguirlo, confronto con Allegri e quello che poi ha fatto in panchina (ha lanciato per terra il giaccone, ha preso a calci delle bottigliette d’acqua e la ghiacciaia oltre a scuotere continuamente la testa) sono fatti che racchiudono un periodo complicato nella gestione di un ragazzo che, nel 2026, non è più un giovane di belle speranze, ma è un uomo fatto e finito oltre ad essere un giocatore importante per quello che rappresenta e per la maglia che indossa.

I fatti di Lazio-Milan
Nello stesso stadio in cui si era reso protagonista dell’ammutinamento, in tandem con Theo Hernandez, lo scorso anno in Lazio-Milan sotto gli occhi di Gerry Cardinale, Leao ha iniziato la partita con un piglio tutt’altro che convincente. Ha faticato a trovare la posizione in campo, non è stato servito bene ma anche lui non si è quasi mai mosso in maniera corretta per cercare di dare respiro alla sua manovra. Risultato? Nessun tiro in porta e nessuna azione degna di nota nel primo tempo. Nel secondo, invece, ha dettato per almeno due volte il passaggio ai compagni, ma è stato ignorato. Da qui nasce anche la sua reazione, piuttosto plateale, nei confronti di Christian Pulisic, reo di non averlo servito quando Rafa aveva preso il tempo alla difesa avversaria. Poi, quando ha visto alzarsi la lavagnetta del quarto uomo con il suo numero di maglia, non ha fatto nulla per nascondere il suo disappunto. Il cambio è avvenuto in maniera lenta, tanto è vero che Mike Maignan si è dovuto fare 50 metri di campo per spronare Leao ad accelerare le operazioni. Poi, arrivato al punto di uscire, il battibecco con Allegri. Il mister ha cercato di abbracciarlo e di calmare la situazione, ma senza riuscirci. E l’atteggiamento di Rafa non è piaciuto nemmeno al ds Igli Tare, che beccato dalle telecamere ha fatto proprio capire di non gradire il modo in cui Leao è uscito dal campo. Questo quello che è successo ieri, ma c’è anche dell’altro.

Atteggiamento non più tollerabile
È da più di qualche settimana che fischiano venti contrari verso Leao a causa di una serie di suoi atteggiamenti, specie tra le sacre mura di Milanello, che non sono piaciuti a tutti: dai compagni allo staff tecnico fino ad arrivare alla dirigenza. Diversi episodi (anche fuori dal campo) che hanno generato un sentimento non più di protezione verso un giocatore importante dal punto di vista tecnico, ma che sembra aver intrapreso una via che potrebbe portarlo a soffocare il suo talento. Anche perché, a 27 anni e con un ruolo da leader riconosciuto da tutti, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più anche nella cura del corpo al di fuori di Milanello. La pubalgia non è ancora sparita del tutto, ma senza le giuste accortezze, non se ne andrà e Leao rischierà di trascinarsela fino al Mondiale, dove avrebbe l’ambizione di essere un protagonista del Portogallo. Ma molto passa da come si rimetterà in carreggiata con il Milan.

Rinnovo: discorsi congelati
A fronte di tutta questa serie di elementi, MilanNews.it ha avuto notizia di come ogni discorso relativo al rinnovo di Leao sia stato messo nel congelatore - già da alcune settimane - da parte della società. Che prima di risedersi al tavolo delle trattative, vuole vedere dei segnali di cambiamento molto importanti da parte di Rafa, perché in questo momento il club non ritiene che vi siano le condizioni per poter proseguire nei dialoghi. Adesso il rinnovo va meritato, con una dimostrazione tangibile a livello di rendimento.

Situazione tattica
A difesa di Leao, seppur parziale, c’è la questione tattica. Il giocatore, quando Allegri ha deciso di varare il 3-5-2, ha accettato di sposare la causa del nuovo sistema ben sapendo che non ne avrebbe esaltato le caratteristiche. Infatti Leao, della prima punta, ha poco e niente e la partita dell’Olimpico ha ulteriormente certificato tale situazione. L’assenza di una prima punta vera (Gimenez infortunato quattro mesi, Füllkrug mai titolare e centellinato a causa del problema alle dita del piede) ha sicuramente inciso nel rendimento di Rafa, che si è trovato a dover far lui la prima punta pur non essendolo. Massimo Ambrosini e Paolo Di Canio, nelle rispettive analisi a Dazn e Sky, hanno evidenziato come l’utilizzo di Leao come prima punta abbia portato il Milan a perdere il potenziale del portoghese, che ha una necessità fisica e mentale di rimanere acceso dentro la partita. E quel ruolo lo porta a rimanere molto spento. Se poi quando fa i movimenti giusti, non viene premiato, ecco che poi tutto detona.

Come gestirlo?
L’interrogativo, alla luce di quanto esposto, è l’atto finale dell’analisi. Massimiliano Allegri, che non è soddisfatto del rendimento di Leao, dovrà prendere una decisione importante: panchinarlo per cercare di fargli capire che così non va bene o dargli ancora fiducia perché gli altri non gli danno garanzie superiori? Di sicuro c’è che non cambierà il modulo, perché il 3-5-2 ha portato il Milan al secondo posto e gli altri nove di movimento hanno reso con questo sistema. Cambiare veste tattica per un solo giocatore potrebbe essere un atto non vincente nei confronti del gruppo. Adesso tocca davvero a Rafa dimostrare di voler essere da Milan.