Fiducia in lui! Altro che responsabilità...
Francesco Specchia
"E' un ragazzo non possiamo dargli troppe responsabilità" la voce è di Massimiliano Allegri e il ragazzo è il giovanotto più promettente del calcio italiano, Stephan El Shaarawy. L'Italia guarda positivamente stupita verso la terra dei toreri, del sole e del mare. La terra dove ammirare due delle più forti squadre del mondo. La Spagna di Real e Barcellona, la Spagna già Campione del Mondo e d'Europa. Prendi l'arte e mettila da parte. Titik e titok, possesso palla e spettacolo di goleade, questa la Liga. Piace talmente tanto al calcio italiano che la capitale d'Italia si affida a un Luis Enrique che si presenta alla Scala del calcio con due difensori. Proporre calcio offensivo e… giovane. Le furie rosse sono una banda di ragazzotti che ha in Piquè, Fabregas, Iniesta (la lista è lunga) i loro rappresentanti. Questi ultimi sembra giochino a calcio da una vita eppure sono ancora giovani, il tutto perché scaraventati a 16 anni nel calcio fatto di soldi e visibilità. L'Udinese, l'Arsenal (vende Cesc e da in mano il centrocampo a un 20enne come Ramsey che sta confermando quanto Wenger aveva già visto) sono esempi che tutti ammirano. Loro non vincono direte voi, allora io vi ricordo il Barca di Pique Messi, Pedro, Busquet, tutti canterani. Vogliamo evolvere e passare il testimone alle generazioni future? El Shaarawy è li, reattivo con la mano tesa. In panchina elettrico pronto ad incrociare lo sguardo del tecnico per dirgli "Si ci sono, sono da Milan!". L'allenatore, a ragion veduta, non vuole bruciare un talento che al primo errore e ai primi eventuali fischi si butterebbe giù, ma è anche vero che a lasciarlo sempre in panchina rischierebbe di fare la fine dei suoi tristi predecessori allo stesso tempo bruciati.
In media res stat virtus. Gourcuff giunse a Milano con la nomea (azzardata) di nuovo Zidane. Le caratteristiche tecniche erano sicuramente sopra la media, tanto che all'esordio in Champions timbrò subito il cartellino. La tristezza di una panchina che lo incollava al fianco di Ancelotti ha spento la sua gioia per il football e il suo grande talento. Bisogna avere fiducia nei prossimi campioni specialmente se di prospettiva. L'inserimento dev'essere graduale ma ai giovani le responsabilità piacciono e soprattutto aiutano a crescere e maturare. Dare fiducia a Stephan gli farebbe capire che il tecnico crede in lui e che la carta d'identità non è altro che un pezzo di carta con qualche numero qua e la. I numeri che contano nel calcio sono esclusivamente da vedere in mezzo al prato verde. Se non ora, quando? Ibra, Binho, Inzaghi, Boateng non al meglio, Cassano-Pato poco compatibili (almeno le statistiche recitano così). Se non ora quando? I tifosi hanno fiducia in lui e tanta voglia di vederlo esultare sotto la curva. Lo stesso Pato non vede l'ora di scambiare la palla con l'italo-egiziano. Mancini con Balotelli riuscì a renderlo SuperMario a 17 anni. Le capacità l'ex Inter le aveva e l'allenatore non esitò a trasformarlo da Primavera a titolare e goleador. Merito di Mancini o delle capacità del numero 45? Mister Allegri anche gli eventuali fischi lo aiuterebbero a crescere. Non parliamo di responsabilità… Se non ora quando?


