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Milan, i paragoni con la folle estate 2018: allora furono scelte obbligate, mentre oggi...TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 17:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
per Milannews.it

Milan, i paragoni con la folle estate 2018: allora furono scelte obbligate, mentre oggi...

Il Milan di Cardinale è in estremo ritardo: ci sono analogie con la stagione 2018, quella del passaggio dai cinesi a Elliott?

Anche otto anni fa il Milan passò un'estate decisamente turbolenta, che si può sovrapporre almeno nei termini delle tempistichi all'attualità. Nel 2018 ci fu la fine rovinosa dell'era cinese e l'arrivo di Elliott come azionista di maggioranza: Yonghong Li non versò una ricapitalizzazione da circa 32 milioni mancando così le scadenze del debito verso il fondo americano della famiglia Singer. Elliott era il creditore garantito, escusse le garanzie sul club e prese il controllo della holding che possedeva il Milan il 10 luglio 2018. Il 21 luglio iniziò quindi la nuova era operativa del Milan con la nomina del nuovo CdA, composto da Paolo Scaroni, Marco Patuano, Franck Tuil, Giorgio Furlani, Stefano Cocirio, Salvatore Cerchione, Alfredo Craca, Gianluca D’Avanzo. Il giorno prima, grazie al grande lavoro legale di Elliott al TAS, il Milan venne riamesso in Europa League, dal quale era stato escluso a causa dell'impossibilità della proprietà cinese di garantire la continuità aziendale (cosa che comunque aveva garantito il fondo dei Singer).

MILAN 2018, UNA CORSA CONTRO IL TEMPO PER PROGRAMMARE LA STAGIONE

Dopo queste formalità il "nuovo" Milan ebbe pochissimo tempo per programmare la stagione. Venne richiamato Leonardo come direttore dell'area tecnico-sportiva, con il dirigente brasiliano che in pochissimo tempo fece alcune cose buone, sulla carta, e altre meno buone. Richiamò immediatamente Paolo Maldini, alla sua prima avventura dirigenziale: una mossa che gli fece guadagnare la fiducia di tutta la tifoseria. Maldini di nuovo al Milan era garanzia di serietà dopo mesi di confusione e timori per il futuro. Leonardo imbastì anche una complicatissima operazione con la Juventus che riportò Bonucci in bianconero, con Higuain e Caldara che divennero nuovi calciatori del Milan. La finestra di mercato si concluse con l'arrivo di Laxalt, Castillejo e Bakayoko.

Lì nacque il Milan di Elliott, che poi lungo il percorso divenne molto diverso con l'introduzione di figure come quella di Gazidis come AD. Il Milan finì quinto in Serie A e venne eliminato dall'Olympiacos il 13 dicembre 2018, nell'ultima giornata del girone F di Europa League 2018-19, perdendo 3-1. Una stagione nata male, in fretta e furia per forza di cose, che non si è sviluppata come in molti si aspettavano.

MILAN DI CARDINALE, LE ANALOGIE COL 2018

Ci sono analogie col Milan di oggi? Alcune. Innanzitutto la speranza, ma con questi personaggi non si può avere la certezza su niente, è che si arrivi ad un dunque prima del 21 luglio. Verosimilmente sarà così. Ma perdere ancora tempo sarebbe un ulteriore autogol: ogni stagione ha bisogno delle sue tempistiche e del suo respiro per potersi poi srotolare nel migliore dei modi. Nel 2018 Leonardo rappresentava un dirigente esperto e navigato, Elliott mise un budget importante, arrivò un attaccante di livello come Higuain e Maldini aveva riportato grande entusiasmo nell'ambiente. Eppure, visto il poco tempo per ragionare e programmare, il finale fu decisamente amaro e non soddisfacente. Se Cardinale vuole affidare il Milan a Rangnick e Glasner, o chi per loro, deve farlo in fretta. Sì che il manager tedesco è comunque impegnato al Mondiale con l'Austria, ma dispone comunque di una rete importante di assistenti e uomini fidati a cui delegare i vari aspetti della gestione del club. Arrivare il 21 luglio fu una situazione incredibilmente straordinaria e difficilmente ripetibile, essere all'11 giugno in queste condizioni fa comunque inarcare il sopracciglio di ancelottiana memoria. Una stagione vincente e convincente non nasce con la fretta e il dover rincorrere.