Ibra non dura, frizioni con Cardinale. Avrà meno potere e darà solamente consigli
"Io non c'entro niente col Milan, io do solo consigli". Le parole di Zlatan Ibrahimovic, diciassette giorni la rivoluzione copernicana del post Cagliari, sono i segnali di una rosa. In effetti è vero, non ha un ruolo nei rossoneri. Lo ha in RedBird, dove ha investito soldi per essere uno dei consiglieri di Gerry Cardinale. Anche particolarmente ascoltato, seppur per quaranta giorni ora sia negli Stati Uniti per commentare il calcio al di là dell'oceano. Giusto? Sbagliato? C'era chi si lamentava per le partite di padel di Paolo Maldini che, ora, sembrano solamente un piccolo divertissement rispetto a quanto ha fatto Ibra nel suo interregno durato quindici giorni (o poco più).
Da capire, alla fine, chi arriverà. C'è chi dice che Glasner più Rangnick sia cosa fatta. Altri sono meno aziendalisti e immaginano che la società sia ancora in alto mare, al dieci giugno, con una stagione da programmare. Non sempre scegliere in anticipo è corretto, ma nemmeno dovere allungare per forza può essere la scelta corretta.
Così il Milan si ritroverà a dovere fare i conti con la realtà. Che attualmente parla di niente direttore sportivo, niente allenatore, niente direttore tecnico, più l'allenatore da trovare e un altro da risolvere. La sensazione è che siano rimasti spiazzati dall'ultima partita, sebbene il giorno prima i "great meeting" cadevano come se piovesse.






