Aquilani convince a metà, ma non può essere una riserva
Matteo Calcagni
Un assist con la Lazio, un gran gol siglato con il Napoli, poi il nulla. Alberto Aquilani ha convinto a metà nelle prime uscite in rossonero: buone, anzi ottime, le trame offensive, meno precise e attente quelle in copertura. Niente bocciature, sia chiaro, ma Allegri ha voluto schierare il trio di centrocampo che riteneva più affidabile, forse in attesa di migliori automatismi. Il risultato, tuttavia, non è stato dei più positivi: il Milan ha vinto un paio di partite, schiantandosi però alla prova del nove allo Juventus Stadium: il tecnico toscano sperava che i suoi "fedelissimi" reggessero altri novanta minuti, ma si sbagliava. Troppe le gare a settembre, troppi gli infortuni che hanno impedito una rotazione variegata: Nocerino, van Bommel e Seedorf, per dirne tre, hanno giocato sempre titolari da Barcellona a Torino.
L'appunto ad Allegri, logico seppur a posteriori, si inserisce in questo contesto: perchè schierare sempre gli stessi tre anche in sfide "non di cartello"? Contro il Cesena, o meglio contro il Viktoria Plzen, Aquilani avrebbe potuto essere schierato senza troppi timori tra i tre di centrocampo, tenendo a riposo gli stra-abusati citati precedentemente. Dopo cinque partite senza cambi, la mediana ha sofferto incredibilmente una Juventus carica e fresca, forse troppo: i meriti dei bianconeri vanno di pari passo con i "demeriti" atletici dei rossoneri, incapaci di reggere l'urto avversario per tutta la durata della gara. Giusto puntare sui "fedelissimi" e su uomini già rodati ma, alla lunga, questo utilizzo smodato diventa deleterio. Gli infortuni di Gattuso e Ambrosini hanno privato Allegri di due uomini importanti, due leader: Aquilani deve ancora imparare ed integrarsi ma, in queste situazioni di emergenza, non può essere relegato a riserva.


