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Binaghi critica il calcio italiano: "Forse bisogna aspettare che vada ancora più a fondo per risanarlo. Tra poco lo superiamo"

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Antonello Gioia
per Milannews.it
Oggi alle 09:30News
autore Antonello Gioia
27.10.2026 09:30News
Angelo Binaghi, presidente della FITP, ha rilasciato una intervista al Corriere dello Sport, non lesinando critiche alla gestione del calcio italiano.

Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, ha rilasciato una intervista al Corriere dello Sport, non lesinando critiche alla gestione attuale del calcio italiano.

La FITP è un esempio virtuoso nel panorama sportivo italiano. Come mai, invece, nel calcio ci sono sempre difficoltà?

"Noi siamo un po' delle mosche bianche all'interno del mondo sportivo italiano. Non siamo molto simpatici: un po' perché abbiamo ragazzi che stanno vincendo più di quanto fosse lecito pensare, e un po' perché abbiamo creato un sistema, all'interno di una federazione, che è una istituzione politica, che ha la mentalità e la struttura di un'azienda, perché di politico non ha assolutamente niente. Io credo che queste condizioni nel calcio italiano, purtroppo, non ci siano. Non ci sono le condizioni per prendere scelte impopolari, perché quando devi riformare un sistema devi anche toccare gli interessi e la vita di migliaia di società e di centinaia di migliaia di giocatori. Devi saper essere antipatico, fregartene di prendere decisioni che ti rendano popolare o simpatico. E purtroppo, lo dico da tifoso della Nazionale, oltre che della squadra di calcio della mia città, credo che oggi nel calcio italiano tutto questo non sia possibile. Probabilmente bisogna aspettare di toccare ancora più il fondo per cercare di risanare e costruire un sistema virtuoso. Però nel frattempo, come abbiamo visto, i ragazzi possono seguire tranquillamente e praticare il tennis, padel e anche il pickleball, che sarà lo sport del futuro, con grande facilità. I circoli e le società degli sport di racchetta in Italia si stanno moltiplicando, perché la domanda di campi da tennis e di iscrizione alle nostre scuole e alle nostre società cresce a vista d'occhio".

Il discorso dei fondi alle federazioni si lega a questa questione.

"La distribuzione delle risorse economiche da parte dello Stato dovrebbe essere meritocratica. Lo è? No, lo è solamente in parte. Secondo me, però, non dovrebbero essere distribuite in funzione dei risultati, bensì in funzione della capacità di ogni federazione di creare nuovi praticanti. Il concetto attuale è sbagliato: è la mentalità di un Paese che, piuttosto che voler far diventare tutti i propri cittadini dei praticanti, vuole in realtà poter dire di essere lo Stato al mondo in cui si praticano praticamente tutti gli sport a livello agonistico. E questo, naturalmente, ha come conseguenza il fatto che, praticando ogni disciplina a livello agonistico, siamo uno dei Paesi che vince più medaglie in assoluto. Io credo che sia un obiettivo sbagliato. Sarei molto più contento se il nostro Paese vincesse qualche medaglia in meno, ma non fosse il quinto Paese più sedentario tra quelli dell'OCSE, e se lo sport diventasse una possibilità e una cultura molto più diffuse di quanto non lo siano adesso. Discorso a parte merita il calcio. Se si applicassero dei criteri oggettivi, il calcio prenderebbe meno della metà dei soldi che riceve dallo Stato. Questa è la sua forza, ma anche la sua debolezza: gode di una rilevanza sociale che probabilmente viene riconosciuta in termini esagerati rispetto alla realtà. Finché il calcio continuerà a prendere immeritatamente tutti questi soldi - prende oggi la stessa cifra di otto anni fa, pur continuando a non qualificarsi ai campionati del mondo e vedendo i suoi praticanti in costante calo -, finché rimarrà uno sport così ricco senza merito, non ci sarà mai la spinta per fare quella rivoluzione e quelle riforme. Noi nel tennis abbiamo cominciato a cambiare perché eravamo con l'acqua alla gola e stavano scomparendo tutti i praticanti. Nel calcio italiano, purtroppo, questo ancora non vale...".

E oggi il tennis ha quasi gli stessi praticanti del calcio.

"Le cifre parlano chiaro: a inizio anno il tennis e il padel contavano 6 milioni di praticanti, un 5% in meno del calcio. Magari, con le vittorie di Sinner nei primi 1000 e quella storica a Wimbledon, ci siamo avvicinati ancora di più".

Lei lo sa che se l'Italia dovesse vincere la Davis, potrebbe superare la Nazionale di calcio in quanto a titoli mondiali vinti?

"No, non ci avevo pensato! Però, se non dovesse succedere quest'anno, il calcio lo superiamo sicuramente presto".

per Milannews.it

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