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MENTALITA' VINCENTE DA RICOSTRUIRE

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 21 maggio 2009, 15:16Vista dalla Curva
autore Davide Bin
21.05.2009 15:16Vista dalla Curva
Giacomo Morini
Giacomo Morini

La Coppa UEFA è stata assegnata, ma il Milan a Istanbul non c'era, perchè anche questo è un obiettivo troppo presto fallito in una stagione disgraziata, in cui a due giornate dal termine del campionato siamo ancora in attesa di sapere se una squadra che puntava dichiaratamente allo scudetto potrà partecipare alla Champions League senza passare dal pericoloso turno preliminare. A proposito di Champions League, mercoledì prossimo andrà in scena a Roma la finale "stellare" fra Barcellona e Manchester United, in questo caso niente rimpianti, visto che il Milan non ha partecipato alla competizione, ma proprio il cammino delle due finaliste (nell'intera stagione, non solo in Champions) deve farci riflettere, anche e soprattutto su certe dichiarazioni sentite in passato nell'ambiente rossonero, quando ancora i risultati erano positivi ma già la voglia di lottare e di vincere stava calando, con le conseguenze che ora sono davanti agli occhi di tutti. Facciamo chiarezza: un anno e mezzo fa circa, quando il Milan salì sul tetto del mondo e divenne la squadra più titolata del pianeta, ci venne detto che la trasferta in Giappone era una sorta di rovinoso Tsunami per il resto della stagione di una squadra, perchè i giocatori rimanevano "fusi dal fuso" e le conseguenze si protraevano per mesi; in effetti, al ritorno dal Giappone, la stagione del Milan prese una piega negativa, con l'esclusione dalla Champions League già a livello di ottavi di finale e la successiva mancata qualificazione all'edizione della stagione successiva (quella in corso) con un deludente quinto posto. Allora si parlò anche di "maledizione degli ottavi di finale" per i detentori della Champions, visto che da quando era stato creato il Mondiale per club era sempre successo che chi aveva vinto l'anno prima la "coppa dalle grandi orecchie" venisse eliminato al primo turno ad eliminazione diretta l'anno dopo. In questa stagione, però, è arrivato il Manchester United a smentire tutti questi discorsi: è volato in Giappone, ha conquistato il Mondiale per club, è tornato in patria, ha ricominciato a giocare (e vincere) in campionato come se nulla fosse fin dal classico turno di Santo Stefano, a distanza di pochi giorni dal rientro dal Giappone (mentre in Italia c'era anche la lunga sosta natalizia a facilitare il recupero dei rossoneri nella stagione precedente), poi ha trovato sulla sua strada l'Inter negli ottavi di Champions e mentre tutti temevamo il ripetersi della "maledizione degli ottavi" (perchè ciò avrebbe significato la qualificazione dell'Inter) ha eliminato i nerazzurri e raggiunto la finale che si svolgerà mercoledì, oltre a vincere anche la Premier League proprio sabato scorso. Dove sono, quindi, questi effetti devastanti per il fisico e per la psiche dei giocatori dovuti ad una trasferta in Giappone di una decina di giorni? Evidentemente non ci sono se la rosa di una squadra ha un'età media giusta, è numerosa, ben strutturato, completa e in salute e non, invece, piena di problemi di vario tipo come quella del Milan.

E non è finita qui, perchè proprio sabato scorso, un sabato funesto per i colori rossoneri, non è arrivato solo lo scudetto dell'Inter (e del Manchester) ma anche quello del Barcellona, un'altra squadra capace di vincere il campionato, di arrivare in finale di Champions e, tanto per gradire, di conquistare anche la Coppa del Re (l'equivalente della Coppa Italia). Ma come? Per anni i dirigenti e lo staff tecnico del Milan hanno tentato in tutti i modi di convincerci che era assolutamente impossibile puntare a vincere sia il campionato che la Champions, che bisognava scegliere (ovviamente sempre a favore della più remunerativa Champions) e che addirittura era consigliabile snobbare la Coppa Italia e farsi eliminare al più presto per avere meno "fastidi" possibili. Evidentemente non è così e non mi si venga a dire che il campionato italiano, soprattutto ultimamente, è più difficile di quello inglese o di quello spagnolo. Il fatto è che squadre come Manchester United o Barcellona sono costruite per lottare fino in fondo in ogni competizione, hanno rose ampie e con molti giocatori validi, possono fare tranquillamente turn-over senza che il rendimento venga pregiudicato e, così, possono rendere al meglio in ogni competizione senza troppi problemi. Al Milan, invece, già da qualche anno erano stati "tirati i remi in barca" e non c'era (e purtroppo, non c'è ancora) la voglia e, forse, la possibilità di costruire una squadra simile a Barcellona e Manchester che possa lottare per vincere tutto, perchè no anche la Coppa Italia, invece di scegliere, snobbare e lasciar perdere per poi ritrovarsi mestamente all'inizio della primavera con "sero tituli" come accade ormai da due stagioni. Il motivo è sempre quello e non ci stancheremo di ripeterlo fino alla noia: la rosa è logora, vecchia in molti elementi, spremuta, composta da giocatori che hanno vinto tutto (anche più volte) e che forse, proprio per questo, non hanno più la stessa fame di "successi" di altri e quella mentalità vincente che gli ha permesso in passato di ottenere grandi trionfi. Evidentemente nell'ambiente rossonero si sapeva che questa rosa non poteve più lottare su tutti i fronti e, quindi, si è scelto di preservarla e di allungarle la vita, rinunciando a priori ad obiettivi minori (la Coppa Italia), dando importanza al campionato solo come "passaporto" per la Champions, al grido di "basta arrivare quarti" (cosa che può portare a funeste conseguenze come il quinto posto della scorsa stagione per eccessiva mancanza di impegno) e puntando tutto sulla Champions League, il torneo che porta più soldi nella casse societarie e che, come dimostra l'edizione vinta ad Atene nel 2007, si può conquistare anche con poche e mirate prestazioni positive (quella di Monaco, le due contro il Manchester e la finale), visto che il girone autunnale si passa facilmente e basta un sorteggio benevolo negli ottavi (in quel caso il Celtic, eliminato solo ai supplementari e con grande fatica) per arrivare indenni a primavera, quando magicamente tutto il Milan e giocatori come Inzaghi escono dal letargo e cominciano a giocare bene e rendere al meglio. Per vincere uno scudetto bisogna essere continui nel rendimento per 38 partite e questo Milan non ci riesce più; per vincere una Champions bastano pochi sprazzi da grande squadra e più volte in questi ultimi anni abbiamo detto che nella singola partita questa Milan non è inferiore a nessuno e lo ha dimostrato nel 2007. Serve un deciso cambiamento di mentalità, abitudini e scelte societarie; bisogna tornare a pensare in grande e a fare operazioni di mercato che servano al bene della squadra sul piano tecnico e non operazioni di marketing che servano solo a guadagnare soldi e falso prestigio; un esempio su tutti? Il Barcellona si è liberato dell'ingombrante e ormai inutile Ronaldinho e rischia di vincere tutto, dopo aver realizzato più di 100 gol (cifra impressionante) in campionato; il Milan pensava di aver fatto la furbata dell'anno "strappando" al Barcellona Dinho e, invece, ammira gli altri festeggiare in un sabato da incubo e ricorda i fasti del passato per non pensare al presente negativo. Vi sembra un'analisi troppo impietosa? Sono i fatti che parlano, perchè mercoledì assisteremo da spettatori alla finale di Champions League fra Campioni d'Inghilterra, d'Europa in carica e del Mondo, contro Campioni di Spagna e vincenti in Coppa del Re; evidentemente vincere tutto si può, non è impossibile come ci era stato detto per anni solo per proteggere strategie societarie "al risparmio", basta volerlo e, soprattutto, tornare ad avere quella mentalità vincente che, a quanto pare, al Milan è solo un dolce ricordo del passato per chi ormai pensa solo al "marchio" Milan e ai soldi e si compiace di giocare stucchevoli amichevoli in Albania o Ungheria mentre le "vere" squadre si contendono scudetti e coppe.

per Milannews.it

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