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UN ESEMPIO DA SEGUIRE

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 28 maggio 2009, 15:46Vista dalla Curva
autore Davide Bin
28.05.2009 15:46Vista dalla Curva
Federico De Luca
Federico De Luca

La Champions League è finita con la finale di Roma e la coppa "dalle grandi orecchie" ha preso la via di Barcellona; la squadra catalana ha realizzato la tripletta (Champions, scudetto e coppa nazionale) che nessuna squadra italiana è mai stata in grado di fare e che in tutta Europa è evento raro, dimostrando che vincere tutto si può, basta volerlo con la mentalità giusta e costruendo una rosa ben assemblata in tutti i suoi elementi, dal tecnico ai giocatori nei vari ruoli. Il trionfo del Barcellona deve far meditare la dirigenza del Milan sui tanti errori compiuti in questi ultimi anni, anche in quelli in cui le vittorie avevano miracolosamente coperto le "magagne" (come nel 2007), ma può essere d'insegnamento, di esempio e di speranza, a patto di avere l'umiltà di voler cambiare atteggiamento e non l'arroganza di chi si sente il più bravo perchè ancora porta scritto sulle maglie "la squadra più titolata al mondo". Due cose meritano di essere sottolineate nella stagione straordinaria del Barcellona: nella finale di Roma erano in campo ben sette giocatori provenienti dal vivaio, dal settore giovanile e, udite udite, la società non ha i conti in rosso come la maggior parte delle squadre in Italia e in Europa, ma addirittura è in attivo (lo ha detto il presidente Laporta giusto ieri sera, penso gli si possa credere...); se pensiamo che domenica scorsa contro la Roma, l'unico giocatore proveniente dal vivaio rossonero era Maldini, che dava l'addio a San Siro alla tenera età di 40 anni (quasi 41) e che il bilancio del Milan è in eterno passivo, viene lo sconforto, soprattutto al termine di una stagione in cui il Barcellona ha vinto tutto e il Milan è tristemente a "sero tituli" e deve ancora sudarsi in un drammatico scontro diretto contro la Fiorentina l'accesso ai gironi di Champions senza passare dal turno preliminare, ma la speranza nasce proprio dalla situazione del Barcellona un anno fa: anche gli spagnoli erano alla fine di un ciclo vincente, quello del nostro "vecchio amico" Rijkaard, avevano vissuto una stagione fallimentare dopo aver vinto tutto e il presidente Laporta rischiava di essere sfiduciato dai soci (si salvò per una manciata di voti); vi ricorda niente questo scenario? Beh, a me sembra tanto quello attuale del Milan, che non vince nulla dal dicembre 2007, è chiaramente alla fine di un ciclo, anche se per un anno e mezzo dirigenti e staff tecnico hanno fatto finta di non accorgersene per non intervenire pesantemente sul mercato e lo stesso presidente (anzi proprietario e azionista di maggioranza) Berlusconi è stato "sfiduciato" domenica scorsa a San Siro con striscioni polemici e abbastanza "feroci". A Barcellona sono stati capaci di prendere decisioni coraggiose e innovative, come "disfarsi" di giocatori ormai demotivati e poco funzionali al progetto (uno su tutti Ronaldinho, purtroppo rifilato proprio a noi che pensavamo di aver fatto l'affare del secolo...), scegliendo nello stesso ruolo le alternative giovani (Messi), mentre a Milano si faceva l'opposto, scaricando il promettente Gourcuff per fare spazio al "bollito" trecciolone brasiliano che faceva vendere le magliette e affidando la squadra ad un allenatore giovane e senza passato come Guardiola, che ha sorpreso tutti, visto che meno di un anno dopo il Barcellona ha dimostrato di essere la squadra più forte d'Europa, togliendo meritatamente lo scettro a chi l'aveva detenuto per tutta la stagione, ovvero il Manchester, annichilito dal gioco meraviglioso dei catalani, che ricorda molto quello del Milan di Sacchi. Teniamo presente solo che al Barcellona non sono state necessarie particolari rivoluzioni nella rosa, che è rimasta molto simile a quella del passato ma che il giovane allenatore ha saputo rivalorizzare e rimotivare, un po' come successe al Milan quando Capello prese il posto di Sacchi, perchè a volte basta dare una scossa all'ambiente per trasformare un atteggiamento remissivo e perdente di chi si "culla sugli allori del passato" in rinnovata volontà di vincere e dimostrare di essere ancora i migliori.

Non resta che seguire con molta umiltà l'esempio e sperare che gli effetti siano gli stessi: si potrebbe puntare su un allenatore nuovo alla Guardiola (Leonardo) valorizzando ciò che di buono ancora c'è in questa rosa, oppure proseguire con Ancelotti ma privandolo di quel gruppo storico dal quale lui ormai non si separa più; il vero errore sarebbe proseguire su questa strada come se nulla fosse, confermando allenatore e rosa con quei due o tre innesti di cui si parla; servono decisioni "forti" e coraggiose come quelle prese a Barcellona un anno fa e bisogna ritrovare la mentalità vincente, quella che ti spinge a provare a vincere tutto, invece di snobbare obiettivi a priori (Coppa Italia) e considerare il campionato solo il passaporto per la Champions, invece che un torneo da vincere per arrivare davanti ai tuoi rivali storici (Inter e Juventus). Bisogna dare fiducia ai giovani e, magari, ricostruire un vivaio che una volta era un vanto della società Milan mentre ora viene sempre più trascurato (per chi non lo sapesse in questa stagione la Primavera non è riuscita nemmeno a qualificarsi per le fasi finali del campionato), anche perchè i tanti giovani sfornati negli anni passati non sono mai serviti a nulla, in quanto mai lanciati in prima squadra ma sempre costretti a lunghi prestiti in giro per l'Italia senza mai la reale prospettiva di tornare a casa una volta dimostrato il proprio valore. Se una squadra che ha nella formazione titolare della finale di Champions League sette elementi del vivaio riesce a vincere tutto, è questa la strada da seguire e non quella del Milan negli ultimi anni, che ha sempre puntato su giocatori "di nome" ma nella fase discendente della carriera, che fanno vendere le magliette, consentono di organizzare remunerative amichevoli in giro per l'Europa, diffondono il nome e il marchio Milan nel mondo (tutte cose di cui si vanta Galliani) ma, chissà perchè, non ti fanno vincere i trofei, cosa che dovrebbe essere il primo e principale obiettivo di una società, non l'ultimo e marginale. Tornare grandi si può e forse non è nemmeno troppo difficile, lungo e costoso da realizzare (Barcellona docet); basta volerlo e cambiare mentalità e strategie, seguendo l'esempio di chi ora ti guarda dall'alto in basso con la coppa "dalle grandi orecchie" fra le mani.

per Milannews.it

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