Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

CONFUSIONE O IDEE CHIARE?

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 25 giugno 2009, 18:14Vista dalla Curva
autore Davide Bin
25.06.2009 18:14Vista dalla Curva
Federico De Luca
Federico De Luca

Sono giorni difficili in casa Milan e questo non lo si può negare: la scelta di puntare sul risanamento del bilancio ha portato a decisioni sofferte e impopolari, prima fra tutte la cessione di Kakà e i tifosi sono arrabbiati, delusi, sconcertati, perchè temono un brusco ridimensionamento delle ambizioni dopo tanti anni di successi, già offuscati da un paio di stagioni al di sotto delle aspettative. Galliani si sforza di professare ottimismo, rassicurando tutti e dicendo che cambiare pelle non vuole necessariamente dire che non si possa più essere ambiziosi, ma è difficile far credere alla gente che un Milan senza Kakà e Maldini (e senza Ancelotti in panchina) e con Thiago Silva e una punta (il cui nome è ancora ignoto) al loro posto sia più competitivo di quello della scorsa stagione che non ha certo fatto faville, raggiungendo l'obiettivo minimo stagionale solo all'ultima giornata di campionato. Tra cessioni già effettuate, minacce più o meno velate di altri addii, acquisti rimandati al mittente a causa di problemi fisici (Cyssokho), dichiarazioni di giocatori che promettono di restare (ultimi fra tutti Pato e Pirlo), richieste di aumento dell'ingaggio che vengono rispedite al mittente perchè la parola d'ordine è ridurre il monte ingaggi (Ambrosini e Antonini) e giocatori prestigiosi che si offrono al Milan ma non vengono presi in considerazione (Fabiano e Fabregas), molti pensano ormai che nella società Milan ci sia un po' di confusione nel progettare il futuro, ma forse il problema è diametralmente opposto, ovvero le idee dei dirigenti rossoneri sono fin troppo chiare e, purtroppo, non certo in linea con le ambizioni dei tifosi. Nell'ultimo anno e mezzo, in pratica da Yokohama in poi, il popolo rossonero ha sempre rimproverato a Galliani & co. di nascondere i problemi e i difetti della squadra dietro a roboanti dichiarazioni e alla definizione di "squadra più titolata del mondo", definendo irriguardosi, incontentabili e irriconoscenti quei tifosi che si permettevano di criticare il comportamento della squadra in campo e della dirigenza nelle varie sessioni di mercato; abbiamo più volte fatto notare che mancava un vero e serio progetto, che la società aveva più attenzione al marketing che a ciò che avveniva sul campo, che il recente passato glorioso non giustificava la crisi apparentemente senza uscita delle ultime due stagioni e che in nome di "colpi di mercato" sfruttabili mediaticamente e riguardanti ex mostri sacri del calcio mondiale (a partire da Rivaldo, passando da Ronaldo e finendo con Ronaldinho, tanto per fare qualche nome) si erano sempre evitati e rinviati il rinnovamento e il ringiovanimento della rosa, dando la priorità a giocatori di fama mondiale ma in fase calante della carriera, che producevano effetti momentanei spettacolari (ad esempio alcune prestazioni di Ronaldinho nella prima fase della stagione) ma ben presto risultavano optional lussuosi e mai un vero valore aggiunto alla squadra; abbiamo fatto notare che la società avrebbe dovuto mettere mano al portafogli per non correre il rischio di non essere più competitiva nè in campo nazionale nè in campo internazionale, abbiamo criticato le utlime campagne acquisti scriteriate, ma ora dobbiamo arrenderci all'evidenza, perchè i massimi vertici della dirigenza hanno finalmente detto onestamente la verità e fatto capire quale sia la strada che verrà intrapresa: la parola d'ordine è "risanamento del bilancio", quindi niente acquisti roboanti e ridimensionamento degli ingaggi, cioè idee chiare e scelte obbligate, perchè la famiglia Berlusconi non vuole più investire nel calcio, visto che papà Silvio ora ha altri interessi e priorità e i figli Marina e PierSilvio hanno spesso criticato le perdite di bilancio che si riflettono sul bilancio della Fininvest.

Nonostante tutto, però, il Milan va rifondato e lo scomodo e scottante compito tocca a Leonardo; anche la scelta dell'allenatore dimostra che in fondo le idee sono chiare: Leonardo è un rischio calcolato (ma pur sempre un rischio...), perchè non ha mai allenato nemmeno a livello giovanile, ma la società si fida ed è certa delle sue capacità di gestire lo spogliatoio e il punto più importante è che di fatto in Via Turati hanno sostituito un "allenatore- aziendalista" con un "aziendalista-allenatore" e la differenza non è solo nell'inversione delle parole: Ancelotti era un allenatore ideale per questa dirigenza, perchè non ha mai criticato le scelte della società, anzi le ha sempre difese e avallate, dicendo che erano state prese in perfetta sintonia anche quando era palesemente falso (vedi ritorno di Shevchenko, già deciso mentre Ancelotti in conferenza stampa diceva che non c'era alcuna possibilità che l'ucraino tornasse al Milan) e anche a costo di impazzire per disegnare una squadra con un minimo di equilibrio tattico partendo da una rosa strabordante di seconde e mezze punte da far coesistere in qualche modo. Leonardo, però, è ancora meglio, perchè fino al 31 maggio è stato un dirigente del Milan e, di conseguenza, mai e poi mai avrà parole di critica per il gruppo di cui ha fatto parte fino a poche settimane fa e men che meno si permetterà di fare richieste folli in sede di mercato, conoscendo alla perfezione la situazione societaria e del bilancio. Trovare un allenatore più aziendalista di Ancelotti era francamente difficile, ma al Milan quando vogliono i miracoli li sanno ancora fare e l'impresa è stata tutto sommato facile, prendendo un "aziendalista", cioè un dirigente e trasformandolo in allenatore, che dovrà convivere con un mercato esangue, con cessioni importanti, con una rosa con poche novità e dovrà far buon viso a cattiva sorte. Intanto si cercherà, finalmente, di rifondare anche il settore giovanile dopo un periodo di decadenza culminato con un fallimentare campionato della Primavera (giunta a ben venticinque punti dall'Inter...in fondo in linea con la prima squadra che in tre stagioni ha collezionato circa 60 punti di distacco dai nerazzurri!), perchè se non si possono fare grandi investimenti sul mercato, si può almeno cercare di puntare sul vivaio, lanciando nuovi campioncini invece di mandarli eternamente altrove in prestito e comproprietà. Non sarebbe male nemmeno rivedere anche il settore medico e lo staff dei preparatori atletici, visti i tanti infortuni delle ultime stagioni e una condizione fisica spesso deficitaria e quasi mai al top e, perchè no, si potrebbe dare il benservito a quei consulenti di mercato che hanno portato negli ultimi tempi giocatori inutili e "finiti", mettendo al loro posto esperti saggi e competenti che sappiano valutare sia il reale valore dei giocatori sia ciò che davvero serve alla squadra. Insomma un minimo di progettualità si comincia ad intravedere, anche se c'è ancora molto da fare e sicuramente i tifosi saranno scontenti perchè preferivano un mercato stile Real Madrid, ma in fondo abbiamo sempre detto che è meglio un progetto poco ambizioso rispetto alle scelte delle ultime due stagioni, slegate da qualsiasi progetto a media scadenza e che hanno portato a risultati modesti, quindi ora non possiamo lamentarci più di tanto. Il Milan che sta nascendo non è certo quello dei sogni e i tifosi faticheranno a dare fiducia ad una squadra che non ha più la sua stella più luminosa (Kakà) e che, a quanto pare, non verrà nè rivoluzionata, nè rinforzata più di tanto, ma almeno questa volta ci sono state risparmiate false promesse e illusioni, sappiamo che non dovremo aspettarci molto dal mercato estivo e che si è davvero aperto un nuovo ciclo, a livello tecnico ma anche societario; la parola "austerity" non ci piace tanto ma dovremo abituarci a convivere con gli effetti della crisi economica anche per quanto riguarda la squadra del nostro cuore, anche se proprio il proprietario della squadra, quando indossa altre vesti (quelle del Presidente del Consiglio) rassicura gli italiani dicendo che la crisi è finita e la situazione sta migliorando, invitando a spendere e consumare per risanare l'economia, salvo poi reindossare i panni del proprietario del Milan e vendere Kakà e minacciare di vendere anche Pirlo, perchè c'è la crisi, non si può spendere e bisogna risanare i bilanci...boh? Insomma ho tentato di dimostrare in tutti i modi che al Milan hanno le idee chiare, ma mi sa che un po' di confusione regna ancora nelle segrete stanze di Via Turati!

per Milannews.it

Altre notizie