E se fosse lui?
Francesco Somma
E se la soluzione fosse veramente lui? Se quest’anno fosse veramente l’anno buono? Tutto può essere, nel calcio come nella vita, anche perché sperare non costa nulla. Ma non soltanto per questo. Più precisamente, può succedere perché i presupposti sono buoni. Ci siamo trovati a dirlo tante volte, e ci siamo presi anche critiche abbondanti per aver mostrato dei dubbi. Su cosa? Sull’affidabilità di Alexandre Pato, sulla sua capacità di risultare un fuoriclasse e fare la differenza nei momenti peggiori. Ebbene, adesso che per il n.9 si prospetta un’altra stagione carica di belle speranze, rilanciamo. Lo facciamo per due ragioni essenziali. La prima corrisponde precisamente ai sorrisi che si disegnano sulle nostre labbra quando ci rendiamo conto che la stagione, per il Papero, è cominciata nel migliore dei modi.
E’ lui, fino a questo punto, la massima espressione del cammino positivo che sta compiendo la nazionale brasiliana alle Olimpiadi di Londra. Per paradossale che possa sembrare, ai “Cinquevoltecampionidelmondo”, ai poeti del calcio mondiale, manca la medaglia d’oro. Menezes ha riconosciuto al rossonero lo status di uomo simbolo, preferendolo, almeno nella parte iniziale della competizione, a Leandro Damiao. Il Brasile è la macchina più rodata e funzionante dei Cinque Cerchi, e Pato ne è l’astro più lucente. A lui vogliamo affidarci, ancora una volta, malgrado tutto. A lui dobbiamo affidarci perché, anche dopo il discorso (un pochino) rassicurante da parte del presidente Berlusconi, sentiamo il bisogno di aggrapparci a qualcosa, a qualcuno. Lo sentiamo a onor del vero più forte di prima. E in questa estate, fatta di attese mai nate e di speranze bruciate, la casacca dorata n.17 è quanto di meglio riusciamo a trovarci.


