La cessione di Cassano lascia l'amaro in bocca a chi ha creduto in lui. Il Milan vira su Pazzini, ma non può finire tutto qui. Berlusconi vuole Kakà, per ridare fantasia al Milan
Giulia Polloli
Tutto facile nel calcio moderno, divenuto sempre più banale scacchiere di vetro dove le pedine che cadendo si rompono, possono essere sostituite da altre, somiglianti in tutto e per tutto, copie più o meno ben realizzate. La vicenda dello scambio Cassano-Pazzini mi lascia davvero l’amaro in bocca. Non perché non ritenga Pazzini giocatore importante, tecnicamente dotato e soprattutto adeguato e utile alla causa rossonera. Peraltro lo conobbi in un contesto molto meno stressante, due anni fa durante un’amichevole estiva e rimasi stupita anche per la disponibilità con cui si era concesso ai tanti tifosi che lo accerchiarono. Chapeau per Pazzini ma Cassano mi ha delusa. Ho sempre sostenuto le cause dei ribelli, perché ho sempre creduto che chiunque possa imparare dai suoi errori. Cassano ne ha avuti di momenti di dispersione d’idee, ma ero fortemente convinta che il suo ingresso in rossonero avrebbe stabilizzato il suo carattere. Le sue parole alla conferenza stampa di presentazione, il suo sorriso al rientro in campo dopo quel maledetto rientro da Roma, l’abbraccio con Tavana, la conquista degli Europei dove è stato tra i protagonisti assoluti, mi avevano restituito il sorriso. Ma poi dopo il picco massimo ecco arrivare la caduta. Già dal ritiro azzurro Cassano ha destabilizzato l’ambiente rossonero, facendo alterare gli equilibri creatisi fin li. Poi al suo rientro a Milanello qualcosa si è rotto definitivamente. Ed ora eccoci arrivati all’epilogo: la cessione all’Inter.
Mentre ero in viaggio per raggiungere Milano, destinazione S.Siro per il trofeo Berlusconi, la radio trasmette la notizia che Cassano è rimasto a casa sua, a Genova, in attesa di essere contattato dal suo procuratore. Improvvisamente abbasso il volume, nella speranza di far finta di non aver ascoltato la notizia. Reazione inconscia più consona al mio alter ego di tifosa, ovviamente. Fischio d’inizio. Da subito si vede nel Milan l’assenza di qualcuno che possa regalare fantasia al gioco di Allegri: Cassano non c’è. Con i colleghi è normale sottolineare quanto il gioco di Cassano possa essere determinante in fase di costruzione, ma le parole di Galliani a fine gara mi riportano alla realtà. Bisogna fare di necessità, virtù. Cassano ha chiesto di essere ceduto, questo trapela, si va avanti.
Rimane la delusione, cocente, che si somma alle altre vissute in questi mesi. Avevo sperato di poter raccontare la trasformazione di un brutto anatroccolo in cigno, l’ho fatto finché le ali fragili, formate da piumino, si sono trasformate in uno splendido mantello di piume bianche, che però ancora una volta hanno fatto da motore per consentire al giocatore in cui ho creduto fortemente, di poter spiccare il volo.
Ora torniamo alla realtà, usciamo da una favola di cui non ho potuto raccontare il lieto fine e veniamo alle dinamiche di mercato che, giuoco forza, dovranno tamponare un’assenza che ad oggi appare ingombrante.
Il presidente Berlusconi sembra abbia confidato ad alcuni colleghi politici di poter sperare nel colpo ad effetto entro la fine di questa settimana, ad un passo dunque dall’inizio del campionato. Tutto sembra portare nuovamente a Kakà, in quel rapporto d’amore mai completamente consumato ed esaurito e con delle dinamiche tecnico-tattiche che ora richiedono più che mai il suo approdo in rossonero. Il vuoto lasciato da Cassano potrebbe essere riempito ampiamente dal rientro in patria di Ricardo, Allegri per il suo gioco ha bisogno di un giocatore dotato di fantasia e talento, di personalità e di affetto per la maglia e i colori rossoneri. L’identikit è dunque tracciato, tocca ai dirigenti rossoneri trovare le carte giuste da mettere sul tavolo per vincere la partita.
Ma non basta.
Lo scorso anno il reparto offensivo era quello che presentava le maggiori problematiche gestionali. Quest’anno la storia non cambia, ma in senso negativo. Non possono bastare quattro uomini per essere competitivi sempre su tre competizioni. O meglio, potrebbero bastare se nell’arco di una stagione non ci fossero quelle fastidiose incognite legate allo stato di forma e rendimento dei quattro in organico. La partita di Robinho contro la Juventus ha regalato ottimi spunti per un commento positivo della sua prestazione, ma sappiamo che la continuità realizzativa del brasiliano tocca picchi di minimo pericolosi. L’ingresso di Pato dopo il rientro dalle Olimpiadi è stato accolto da calorosi applausi, ma le mani dei tifosi non hanno potuto incontrarsi in uno scrosciante frastuono in nessun’altra occasione di gioco. L’arrivo di Pazzini porta qualità e vena realizzativa, sulla carta, importanti, ma la scorsa stagione all’Inter non ne ha messo in luce tutte le sue declamate qualità. El Shaarawy è qualcosa di più che una scommessa, già nella scorsa stagione il Faraone ha dimostrato di essere in uno stato di crescita e maturazione importante, Allegri dunque ha la possibilità di regalargli la continuità in campo, quella che determina poi il passaggio da giovane promessa a giocatore vero. Il Milan però sembra intenzionato a puntellare il reparto offensivo con un nuovo arrivo. La linea giovane e low cost che si è impossessata dei movimenti di mercato rossoneri in questa stagione potrebbe continuare se Galliani riuscisse a strappare l’accordo con il Caen per vestire di rossonero M’Baye Niang. La formula gradita ai dirigenti di via Turati sembra essere quella del prestito con diritto di riscatto che si aggira intorno ai tre milioni di euro.
Sulla carta però ad Allegri manca ancora un po’ di qualità a centrocampo, l’addio di van Bommel, Gattuso e Seedorf e l’infortunio d Muntari minano la resistenza della diga in mediana. Inoltre l’accordo per trasferire Mesbah al Palermo di Sannino alleggerisce la rosa di difensori. Allegri potrebbe puntare decisamente sulle doti di De Sciglio, migliorando con l’allenamento la propensione di quest’ultimo ad arrivare in galoppata a fondocampo pronto a crossare ai compagni, perché questo, nella sua prestazione di domenica scorsa, è apparso il suo unico punto debole. Con il campionato alle porte dunque il Milan è ancora definibile come squadra work in progress, che domenica affronterà la Sampdoria fresca vincitrice del trofeo Gamper, contro i marziani blaugrana. Ma tutto in questi giorni può ancora succedere.


