Kakà e il Milan: per tornare serve un sacrificio
Matteo Calcagni
Otto giorni alla chiusura del calciomercato, come l'otto è il numero che, nell'ultima lista di Mourinho per la Supercoppa, è rimasto fuori dai convocati. Ricardo Kakà non sta giocando il Clasico e non siede neanche sulle panchine del Camp Nou: un'esclusione significativa, visto l'avversario e l'importanza del match. Questa "estromissione" farebbe presagire un imminente trasferimento, ma la strada è ancora lunga e tortuosa. Il Milan ci spererà fino all'ultimo, ma le difficoltà per il ritorno del brasiliano sono sempre le solite: un ingaggio pesantissimo (e a lungo termine) unito alle richieste economiche delle Merengues.
Chissà che, dopo questa mancata convocazione, Kakà non accetti una sostanziale riduzione dello stipendio pur di tornare a giocare. Solo un sacrificio dell'ex Pallone d'Oro renderebbe possibile questo trasferimento, considerando gli attuali 30 milioni netti che dovrebbe percepire a Madrid nei prossimi tre anni. Il Diavolo potrebbe anche fare uno strappo alla regola, ma senza superare i 5/6 milioni netti di ingaggio: il ritorno di Kakà sarebbe importante per aumentare le rotazioni d'attacco, ma accettare costi esagerati non sarebbe in linea con le scelte già effettuate quest'estate. Resta il fatto che al Milan, dopo l'infortunio di Pato e il mancato arrivo di Zé Eduardo, serve più che mai un attaccante: se non fosse Kakà, bisognerà spostarsi su un altro nome, sperando che il mercato offra ancora valide alternative.


