Il silenzio di El Shaarawy
Luca Guazzoni
Il silenzio del Piccolo Faraone. La prestazione di Stephan El Shaarawy contro la Sampdoria è stata tinta più di nero a lutto che di azzurro prandelliano -: lezioso, altalenante, poco incisivo nell’uno contro uno. Un delitto. Perché a vedere l’egiziano che parla savonese è lampante che il ragazzo abbia la stoffa del predestinato. In allenamento a Milanello strabilia, nel riscaldamento a San Siro incanta. Basta osservare con attenzione la sua meccanica di tiro: impeccabile, eccellente. Quando incrocia con il suo destro, trova sempre l’angolino sinistro. E il portiere (che sia Abbiati, Amelia o Gabriel) nulla può se non raccogliere la sfera nel sacco.
Il profeta Arrigo Sacchi ai microfoni di Sky ha detto cose illuminanti. Ha parlato dello sviluppo dei giocatori, di come farli crescere come calciatori ma soprattutto come uomini. Citando proprio il Faraone. “I ragazzi giovani difficilmente possono avere la personalità per la giocata, per questo occorre un gioco collaudato, dove tutti sappiano cosa fare”. Parole saggie, sensate, inattaccabili. Dimostrate in calce dai cosiddetti ‘sistemi’: Barcellona e Manchester United in primis. Nessun club ha fornito negli ultimi dieci anni più elementi dalle formazioni Under alla Prima Squadra. E, all’ultimo controllo, sono le squadre che giocano meglio, quasi a memoria. E quelle che vincono di più e più spesso. Coincidenze?
Sistemi di gioco dove il prodotto finale non cambia anche se mutano gli interpreti. Quello che in Italia non accade. Un po’ per il fastidioso catenaccio che le società della parte destra della classifica portano all’estremo, un po’ per l’evidente incapacità di impostare una squadra offensiva e che sappia imporre il proprio credo sugli avversari, incatenando il talento a schemi rigidi. E ad andarci di mezzo sono sempre i giovani. Che non possono contare sull’esperienza e sulla costanza per restare a galla. E che dopo due giri a vuoto sono sacrificati e sacrificabili. Ed è, scritto da copione, quello che succederà a Stephan El Shaarawy se le sue prestazioni non miglioreranno in tempi brevi. Già a Bologna, senza Pato né Robinho, potrebbe essere il più rodato Emanuelson ad affiancare Boateng – su cui si potrebbe scrivere un capitolo di un romanzo rosa - e Pazzini.
E, in tal caso, ci si permetta un consiglio fraterno: giù la cresta, Faraone, e su la testa. Per reagire alla bocciatura e imparare dai propri errori. Ripartire da essi per diventare più forte.


