In attacco mancano centimetri
Stefano Maraviglia
Il calciomercato riserva sempre mille e più sorprese, giocatori insospettabili cambiano maglia, altri impensabili diventano motivo di trattativa, è così che Zlatan Ibrahimovic pilastro dell'attacco rossonero fino a poco più di un mese fa, si è visto catapultato a Parigi. Cambia il Milan, cambia la politica della dirigenza e con se, anche l'aspetto tecnico-tattico. Si ipotizza un 4-3-3 inedito o quasi, di sicuro cambia volto un reparto (quello offensivo), orfano del nome pesante e dei centimetri di stazza. La cessione dello svedese spinge Allegri a rivedere un po' tutta la fase di gioco, tanto in attacco, quanto sulla difensiva. Ibra si sa è uno dei più grandi catalizzatori della manovra, è per i suoi piedi che passano tutti i palloni e se in avanti ha spesso monopolizzato le dinamiche in campo, in difesa si è sempre messo in mostra per uno strapotere fisico imbarazzante. Schierato sui corner all'altezza del primo palo, aiutato dai suoi oltre 190 centimetri e da un'ottima elasticità, il centravanti ha spesso rappresentato per il Milan il primo difensore, caratteristica mancante all'attacco di oggi.
Giampaolo Pazzini con i suoi 180 centimetri non si avvicina minimamente allo svedese e se si considera Niang, giocatore più alto tra i punteros rossoneri (1.84 cm la sua altezza), si capisce come profondo e radicale sia stato il cambio generazionale, ma non solo. Cambia anche carattere la formazione rossonera, mantenendo solo Boateng e Muntari tra i bad-boys, cambia fisionomia e dovrà rivedere anche il modo di muoversi in campo. Le attuali carenze fisiche dovranno essere sopperite con la mobilità degli interpreti schierati dal mister, il gioco dovrà muovere a terra, con rari e mirati tentativi aerei. Il Diavolo mette da parte il palla lunga e pedalare di qualche tempo fa, almeno per ora e salvo sorprese dell'ultimo minuto.


