Alla ricerca della stabilità...
Vincenzo Vasta
Da qualche partita il Milan sembra aver trovato una sua identità che può piacere o non piacere ma il modulo scelto per il proseguo della stagione (a meno di ulteriori cambiamenti) sembra essere il 4-2-3-1. Come in molti sanno, in merito alla gestione del sistema di gioco è stata fatta un po’ di confusione: dal solito sistema a rombo si era passati ad un 4-3-3, per poi cambiare ancora portando la squadra a giocare con un 3-4-3 oppure ancora con un 3-5-2. Inutile negare che queste continue modifiche abbiano portato confusione all’interno del gruppo, che seppur duttile, avrebbe bisogno di una certa stabilità, soprattutto nei momenti di grossa difficoltà. La storia recentissima parla anche di tanti cambiamenti circa gli interpreti dei vari moduli appena citati. Anche questo, in alcuni casi, può risultare un problema.
Come ha ammesso lo stesso Emanuelson in un’intervista rilasciata dal ritiro della nazionale olandese: “Ancora non abbiamo una base solida, tre o quattro uomini giocano sempre, il resto cambia ogni volta”. Parole dunque, che fanno riflettere, soprattutto se a pronunciarle è uno che ha giocato tantissimo, in diversi ruoli del campo. Per rendere più chiaro il concetto, basti pensare alla difesa milanista che ha subito tantissime trasformazioni (quasi una a partita), sia per infortuni che soprattutto per scelte tecniche. Tutto ciò, assume ancora più importanza ora che i rossoneri dovranno fare i conti con i tanti impegni, sia di campionato che di coppa, oltre ai giocatori “prestati” alle nazionali. Il Milan, come si evince bene dalla classifica di serie A, non può più permettersi “esperimenti da laboratorio” e, forse, sarebbe meglio prendere spunto dalla “richiesta di aiuto” del jolly Emanuelson.


