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La vera partita si gioca a Milanello. Arriva il Presidente dopo la conferma ad libitum di Allegri

autore
Giulia Polloli
per Milannews.it
mercoledì 14 novembre 2012, 00:00Milanello in rosa
autore Giulia Polloli
14.11.2012 00:00Milanello in rosa

Che la presenza di Berlusconi a Milanello porti bene al Milan, lo dicono i dati. Le visite presidenziali alla squadra nei momenti di difficoltà sono sempre coincise con risultati positivi, nel breve o lungo periodo. Che quindi l’elicottero di Berlusconi arrivi a Milanello prima di una partita come quella contro il Napoli, non dovrebbe stupire, soprattutto visto il cammino altalenante e poco produttivo della squadra di Allegri in campionato. Dopo la conferma del tecnico sulla panchina rossonera ecco che ci immaginiamo il Presidente a colloquio con la squadra, quasi a voler infondere in ognuno dei giocatori la sua carica, l’amore per la maglia e i colori rossoneri, sbiaditi solo a causa della crisi imperante nelle priorità del Presidente.
Berlusconi è sempre stato innamorato del Milan, l’ha creato, l’ha plasmato riportandolo in vetta al mondo quando sembrava che l’epopea rossonera fosse destinata a perdersi nei corridoi di un freddo tribunale.
Però purtroppo non si può vivere solo della rendita dei fasti del passato. Sono finiti i tempi in cui si potevano pianificare acquisti faraonici in qualsiasi stagione, sono passati i tempi in cui le squadre italiane erano regine del mercato. Gli equilibri sono cambiati, a causa del cambiamento dell’economia globale e delle sue regole, il piatto della bilancia pende in favore di quegli imperi economici emergenti supportati dai petroldollari, che sembra possano davvero dirottare ogni tipo di attenzione, mediatica e non, verso lidi in cui, a dirla tutta, il calcio ha messo radici da soli pochi decenni.
“Panta rei” dicevano gli antichi, tutto scorre. Tutto cambia e se non si rimane in scia nel cambiamento, si rischia di essere obbligati a ricostruire da zero in futuro.
Che questo Milan non potesse essere nemmeno la brutta copia di quello visto nell’ultimo biennio è stato chiaro da subito. Le cessioni illustri di Thiago Silva e Ibrahimovic, ma ancor più pesante l’addio dei molti senatori che rappresentavano quella garanzia di continuità a cui tutti i nuovi arrivi dovevano adeguarsi.

Una sorta di staffetta tra vecchio e nuovo negli spogliatoi rossoneri, per dare il tempo ai giovani di crescere secondo regole e comportamenti consolidati, per dare tempo a chiunque fosse arrivato di capire che il Milan non era solo una buona squadra di calcio, ma una realtà aziendale di primo livello, una famiglia a cui aggrapparsi in caso di momenti di sconforto, un esempio di eccellenza da emulare.
Basta poco per far sfumare anni di lavoro intenso, basta poco poi per rendere solo un vano ricordo il clima che sicuramente ha respirato un giocatore come El Shaarawy che al suo arrivo a Milanello lo scorso anno, nella partitella inaugurale del raduno, aveva subito l’entrata decisa di Gattuso, valevole come un monito per chi, con già una cresta come la sua in testa, doveva comunque rimanere a testa bassa per imparare a diventare un uomo da Milan. E il faraone è diventato il nuovo simbolo del Milan, complice anche la critica situazione in cui sembra versare Pato, che del Milan doveva essere il leader indiscusso dopo l’addio di Ibra. Ora che la salute e la forma fisica sembrano supportarlo sul campo, Pato sembra essere bloccato mentalmente. Sbagliare un calcio di rigore, capita a tutti. Ma calciarlo in quel modo, con la palla che si impenna fino al secondo anello in un momento così cruciale per il Milan, questo denota poca tranquillità, scarsa concentrazione, poca consapevolezza delle aspettative che, volenti o nolenti, il buon Pato si trova sulle spalle.
Il Milan però stia attento a non trasformare il papero in capro espiatorio: il rischio è quello di concentrarsi solo sul caso del brasiliano, tralasciando invece le innumerevoli lacune mostrate dalla squadra di Allegri.
Il tecnico livornese non è e non può essere imputato unico dello stato deprimente in cui verte la squadra. Ma Allegri cosa ne pensa? Se le sue parole nell’intervallo della gara contro la Fiorentina sono servite a scuotere gli animi, ergendosi a generale indiscusso nei confronti della squadra, a cui si deve del rispetto in campo, allora la reazione è stata positiva perché quantomeno il Milan ha provato a lottare. Se invece le parole di Allegri fossero state pronunciate quasi come una supplica nei confronti dei propri giocatori, la reazione che comunque c’è stata in campo, c’è il rischio sia solo estemporanea. Cosa aspettarsi dunque dalla squadra contro il Napoli? Una partita in cui i rossoneri lucideranno le armature guidati dal Generale Max o una gara in cui la squadra farà quadrato, difendendosi e difendendo al centro protetto dagli scudi il proprio allenatore, indietreggiando nella speranza di non subire colpi mortali? Al campo l’ardua sentenza.

per Milannews.it

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