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Conte tra i soldatini e la battaglia navale. Cassano pizzica e pensa alla Samp. Inter: senza i cinesi, che mercato è? Milan: un occhio alla Cina

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 17 novembre 2012, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
17.11.2012 00:00Editoriale

Era una vicenda tombinata, chiusa e strachiusa. E adesso rischia di far ripiombare il calcio italiano nel clima torvo e cupo dei comunicati a orologeria, in questo caso fra Juventus e Inter, quando si
tratta di un caso nato per motivi che con la Juventus vera e propria non hanno nulla a che vedere. La mia opinione è che quando Cassano fece, ormai un mese fa Santo Cielo, quella battuta sui
soldatini, lui non pensasse affatto a Torino (non c'era il contesto, non c'era alcun bisogno) ma a Prandelli e alla Nazionale. Il vero nervo scoperto di questo periodo di Antonio Cassano è la maglia azzurra che non c'è più e io ritengo che lui pensi che, nella decisione di Prandelli di non richiamarlo, sia entrato anche il parere della maggioranza bianconera dello spogliatoio per le dinamiche e le atmosfere risalenti all'Europeo. Il punto allora è: ma che bisogno c'era? Quale pancia bianconera ha deciso di riesumare quella frase di Cassano? Perchè non mi si venga a dire che non è una scelta. Le iniziative social con i tifosi sono sempre organizzate e la scelta è stata quella di rispondere a Cassano. Quando ormai tutto era stato superato. Aveva risposto piccato Bonucci, aveva detto la sua senza infierire Chiellini, se l'erano vista i giocatori fra loro, si era giocata Juventus-Inter senza grossi drammi e con il risultato del campo sacrosanto e accettato, con la sola variante sul tema della spensieratezza fra Marotta e Stramaccioni. Basta. Era tutto finito. E invece Antonio Conte non ce l'ha fatta. Senza aspettare di uscire dalla squalifica per non prestare il fianco a repliche ovvie e scontate sul tema, senza avere la forza di rimanere coerente alla linea del silenzio (se dialoga con i tifosi, allora perchè non lo fa con i giornalisti prima delle partite a Vinovo?) e senza pensare alle conseguenze, è sbottato. Le sue frasi su Cassano sono state più dure di quelle di Antonio sui soldatini, su questo non ci piove. Ecco allora che risponde Branca, che Cassano convoca le telecamere amiche perchè si sente offeso, che Conte stesso deve contro-replicare con un intermezzo di Chiellini sulla vicenda. Per chiudere: Antonio poteva evitare perchè a Conte aveva già risposto la sua società e lui ogni tanto dovrebbe tener conto di far parte di un gruppo e di un Club, mentre se Conte decide di replicare con un comunicato ne ha facoltà ma ci spieghi almeno cosa c'è scritto a pagina 109 del libro di Cassano, perchè non siamo alla battaglia navale e i messaggi su vicende che entrano nelle case di tutti gli italiani non devono essere cifrati ma chiari e trasparenti. Chiellini invece è stato sul vago nell'intervista di venerdì, ha sorriso, ha temporeggiato, ha preso una posizione solidale nei confronti di Conte ma non carica di furore come quella della Società e dell'allenatore. E in una gestione tecnica come quella di Antonio Conte, molto attenta alle interviste dei suoi, vedi i casi recenti di Matri e Quagliarella, questo potrebbe non essere un bene alla lunga per il difensore livornese.

Mentre Antonio Cassano osserva gli effetti della querelle con Conte e mentre si gode la sconfitta di Bergamo di cui non ha parlato nessuno perchè tanto si parla ovunque solo di Allegri e del Milan, ecco che cominciano ad uscire i primi spifferi dallo spogliatoio nerazzurro. Dalle parti di Appiano, hanno capito Antonio come era stato capito a Milanello. Ragazzo buono, allegro, spontaneo. Bello che la sua radio sia sempre accesa. Ma attenzione, la brocca di Cassano è sempre in bilico. L'Inter vince a Torino e a Bergamo non ha mai perso ed è seconda? Lui gioca sempre? Bene, tutto bene. Ma se la classifica dovesse cambiare e, nel calcio non si sa mai, lui dovesse giocare un po' meno, che accadrebbe? Fin tropppo facile, tornerebbe ad affiorare quella voglia di Samp che è il termometro dell'umore di Cassano quando le cose non vanno come lui vorrebbe. E tutto quello che era bianco diventa in un attimo tutto nero.

Cina fronte Inter. Ambienti finanziari milanesi dicono che è saltato tutto, che sono spariti, che non c'era da fidarsi. Personalmente non so, non ho nè elementi e nè competenze per entrare in una vicenda contrattuale immagino complessa e delicata. Ma se così fosse, chi si occupa di sport ha il dovere di pensare alle conseguenze sportive. L'Inter ha fatto un mercato molto dispendioso, bissando su Pereira lo choc economico rappresentato da Alvarez e centrando gli acquisti costosi di Handanovic e Palacio, ma lo ha fatto contando sulla partecipazione dei cinesi. L'Inter ha chiuso un bilancio a meno 77 milioni e quando quest'estate Marco Branca partì per il Brasile per Lucas nella stanza dei conti nerazzurra qualcuno ebbe un mancamento. Se davvero viene meno il fronte orientale, ecco che torna d'attualità la frase di Mino Raiola di qualche giorno fa: "Fra un po' tutti dovranno fare quello che ha fatto il Milan la scorsa estate"...

Cina fronte Milan. Nessun entusiasmo e nessuna illusione. Che il ricchissimo proprietario del Guanghzhou, Liu Yungzhao, innamoratissimo dell'Italia e del suo calcio, venga a visitare il pianeta rossonero a Dicembre è una buonissima cosa. Davide Lippi ha indicato il Milan come modello calcistico ideale al presidente del Club Campione di Cina e fino a questo momento questo è quanto. Il Milan accoglierà il suo ospite con il calore della grande famiglia e con l'efficienza della grande azienda, come sempre. Ma attenzione a prefigurare scenari. Di contatti con investitori stranieri ce ne sono stati molti negli ultimi anni, ma senza alcun seguito. Il calcio italiano non è il più sereno e organizzato del mondo, e nella prospettiva Milan la figura storica e carismatica di Silvio Berlusconi non è semplice da approcciare per nessuno. Ma le porte restano aperte. A presto Mister Liu.

per Milannews.it

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