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La firma di El Shaarawy sulla qualificazione rossonera. E con i soldi della Champions adesso è d'obbligo pensare al mercato

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
giovedì 22 novembre 2012, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
22.11.2012 00:00Editoriale

E’ dall’inizio di stagione che al Milan si è alla ricerca di conferme. Berlusconi e Galliani per valutare le scelte di mercato effettuate; Allegri per capire quanto saldo è il suo posto in panchina e il popolo rossonero per rendersi conto di dove possa realmente arrivare questa squadra.
Perché dall’inizio della stagione non è che il Milan abbia sempre fatto cilecca. Abbiamo assistito alla bella vittoria di Bologna, a quella di San Pietroburgo in Champions, alle vittorie in casa contro Cagliari e Chievo ed anche ai pareggi con rimonta in quel di Palermo e Napoli. Ma al momento della controprova, la squadra di Allegri si è sempre liquefatta, facendo sprofondare anche i tifosi più ottimisti in uno stato di sconforto difficilmente spiegabile.
Ecco perché questa partita con l’Anderlecht era attesa con una trepidazione fuori dal normale. Fin dalle prime battute al Vanden Stock Stadium, il Milan sembra voler sconfiggere, oltre i belgi, anche la diffidenza generale e le due sgroppata di Bojan e El Shaarawy nei primi tre minuti, sfumate per un soffio, lasciano intuire che l’approccio è quello dei giorni migliori.
Ma il capitolo “distrazioni difensive & errori individuali” resta ancora da studiare bene per la retroguardia rossonera che nel breve volgere di un minuto, tra il 12’ e il 13’ regala ai belgi due ottime occasioni per far male ad Abbiati, fortunatamente senza successo. I due pericoli scampati frenano l’incedere del Milan che si lascia schiacciare nella propria metà campo senza trovare coraggio ed energia per venire fuori. Al 33’ è Constant a lasciare la sua firma importante sulla partita con un salvataggio miracoloso su Mbokani a mezzo metro dalla porta, ma è il Milan a sfiorare il vantaggio allo scadere con Bojan che incespica sul pallone praticamente a tu per tu con il portiere dell’Anderlecht, sprecando tutto.
Al primo affondo del secondo tempo, minuto 1, sull’asse 1992, il Milan passa in vantaggio: De Sciglio ispira, scende sulla destra e crossa, il Faraone stoppa, dribbla anche Nocerino e timbra il cartellino anche in Belgio. Due stelle tra le più luminose dell’attualmente incerto firmamento rossonero.
In appena 60 secondi a cavallo del 69’ la svolta della gara: espulso Nuytink per fallo su Pato lanciato in contropiede e sulla punizione conseguente Mexes segna in rovesciata uno dei gol più belli dell’anno, imitando il vecchio compagno di squadra Ibrahimovic.
I belgi non si arrendono e, malgrado l’uomo in meno, accorciano le distanze al 78’ con De Sutter. Al minuto 82 addirittura Deshacht si trova la palla sul destro a pochi metri dalla porta ma sparacchia alto, mentre l’intera retroguardia rossonera assiste imbambolata. Al 90’ però ci pensa come al solito El Shaarawy, taumaturgico per i centravanti rossoneri. Stavolta mette sui piedi di Pato il pallone più docile del mondo da mettere in rete e portare così a casa una qualificazione agli ottavi quanto mai desiderata.
E adesso, con i 10 milioni in tasca della Champions League, è d’obbligo pensare al calciomercato. Solo negli ultimi giorni sono stati accostati al Milan tanti di quei nomi che basterebbero per rifondare tutte le squadre della Lombardia.
Partiamo dalla panchina dove l’ologramma di Pep Guardiola perde nitidezza, ormai diretto verso la perfida terra d’Albione, dove le lusinghe di Chelsea e Manchester City stanno diventando delle vere e proprie proposte indecenti. In orbita rossonera però sta entrando con sempre maggiore convinzione Vincenzino Montella, fresco di esproprio di 3 punti a S. Siro appena 10 giorni fa, alla guida della sua sontuosa Fiorentina.
Messo da parte il discorso portiere, che sembra ormai una faccenda a due tra Perin e Consigli (io punterei decisamente sul primo, anche per i rapporti più che amichevoli con Preziosi, proprietario del cartellino), resta il problema difesa da risolvere. Torna in auge il nome dell’altro difensore argentino del Villareal Musacchio (classe 1990) con la speranza di non replicare il caso-Zapata, quanto piuttosto di emulare la Fiorentina che invece in estate ha scelto Gonzalo Rodriguez con estremo profitto. Sempre desta l’attenzione del Milan sul centrale rumeno Vlad Chiriches (1989) della Steaua Bucarest, ma spuntano a sorpresa un paio di nomi dalla Germania: il terzino destro dell’Hoffenheim Andreas Beck  (1987) e Jan Kirchhoff, (1990) difensore centrale della Under 21 tedesca, in scadenza di contratto con il Mainz.
Tra centrocampo ed attacco c’è da sbizzarrirsi. Le ultime voci hanno ritirato fuori dal congelatore Javier Pastore, mai troppo amato dai francesi del PSG ed a lungo accostato al Milan, mentre diventa sempre più bollente il nome di Mario Balotelli, a maggior ragione dopo le esternazioni del presidente Berlusconi e dell’AD Galliani.
Il recente viaggio di Braida in Sud America ha corroborato inoltre indiscrezioni riguardanti il mercato argentino e brasiliano. Occhi puntati soprattutto sul talentino brasiliano Felipe Anderson (1993). Anche “Evil Rude” Serginho ha confermato l’interesse del Milan per il giovane centrocampista offensivo del Santos, ma sarà importante scoprire il futuro di Robinho per delineare un quadro più preciso della situazione e capire se ci sono dei margini per uno scambio a giugno senza eccessivo esborso di contante per i rossoneri.
In chiusura, imperativo fondamentale per domenica sera: tensione alta e concentrazione massima, perché a San Siro arriva la Juventus e il gol di Muntari merita vendetta.



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per Milannews.it

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