Primi tempi buttati nel fango, servono più grinta e personalità
Luca Guazzoni
Una squadra contratta, quasi spaurita. Che si fa schiacciare dall’Anderlecht. Una formazione che non sembra motivata dal tesoro prezioso – e quasi insperabile – della qualificazione agli ottavi. Undici giocatori che non mostrano quelli che i tecnici definirebbero gli occhi della tigre. Con in mano il match point, ringraziando Zenit e Malaga, il Milan in Belgio si impantana in un primo tempo mediocre, fatto di sofferenza e zero gioco. Lo stesso tipo di gara vista a Napoli, con la Fiorentina, a Palermo, contro la Lazio e via discorrendo a ritroso.
Che l’atteggiamento con cui la squadra scende in campo sia un problema l’hanno capito anche i sassi e bisogna porvi rimedio al più presto. Perché non sempre l’avversario, soprattutto in Europa, sarà l’Armata Brancaleone dell’Anderlecht, ragazzi volenterosi ma che sono lontani anni luci da rivali credibili.
Pensare di entrare molli ed impauriti contro lo United, il Real, il Barcellona o il Bayern Monaco sarebbe un delitto da pagare a caro prezzo. Contro certe corazzate bastano 5’ di sbandamento per essere sotto di due reti, e rincorrere poi si fa grigia. Basta poi una strigliata negli spogliatoi per rimettersi in carreggiata ed affondare il colpo.
Già domenica sera il piglio dovrà essere altro: decisi, aggressivi, sportivamente cattivi. Lavorare sull’aspetto psicologico prima che su quello tattico. Spronare il carattere dei giocatori per poter combattere una lotta ad armi pari. Certo, non possono essere tutti come Gattuso. Ma è impensabile vincere contro le grandi se in campo ci vanno undici Boateng.


