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Uno porta la cresta e l'altro l'alza senza motivo

autore
Emiliano Cuppone
per Milannews.it
giovedì 22 novembre 2012, 17:00Primo Piano
autore Emiliano Cuppone
22.11.2012 17:00Primo Piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Uno ha aperto le marcature con l’Anderlecht e l’altro le ha chiuse (almeno secondo il tabellino, perché a ben guardare i meriti di ambedue le reti andrebbero assegnati ad uno solo). Il primo ha totalizzato 18 presenze con 1386 minuti giocati, andando in rete per 12 volte senza rigori (una volta ogni 102 minuti in campionato, 181 in Europa), il secondo, fra infortuni e panchina, ne ha fatte solo 7 per un totale di 343 minuti e 2 gol all’attivo (ambedue in Champions per la media di uno ogni 68 primi) ed un rigore sbagliato che pesa come un macigno. Uno corre come un forsennato avanti ed indietro nel campo per tutti i 90 minuti, vince 1,4 contrasti di media a partita ed intercetta almeno un pallone ogni match, l’altro di tackle ne affonda 0,3 a gara ed ad intercettare il pallone non ci pensa neanche. Il primo si porta sempre al centro dell’azione del Milan, compie 29,5 passaggi di media ad apparizione con una percentuale di realizzazione dell’85,7%, il secondo vivacchia nell’attacco rossonero, svolge il compitino con 8,3 passaggi e ne realizza l’81,8%.
Uno è il capocannoniere del campionato italiano, si è caricato una squadra come il Milan sulle spalle, è arrivato in sordina e continua a dire di pensare partita per partita, giocando per la squadra ed i compagni cosciente che prima o poi lo ripagheranno per la fatica, ringraziando il suo allenatore per la fiducia che gli ha dato nonostante le prime due uscite non fossero state entusiasmanti. L’altro continua a rompersi, passeggia in campo con un fare a metà fra il timoroso e l’indolente, non segna in campionato da un anno, si limita al minimo sindacale con due reti facili facili da appoggiare in porta in Europa, raccoglie fischi e riferisce di avere voglia di giocare e di attendere il proprio procuratore per valutare il da farsi.
Stephan El Shaarawy ed Alexandre Pato, uno porta la cresta, ma la tiene bassa, come quando china il capo e corre a dare una mano ai suoi in difesa, l’altro il capo in campo lo china, ma con il fare dimesso di chi appare svogliato, demotivato e sfiduciato, e la cresta la alza di fronte alle telecamere dopo il primo vero momento di gioia stagionale, dimostrandosi del tutto fuori luogo e fuori tempo.


Il Faraone corre, suda, segna, fa segnare e ringrazia tutti per quello che stanno facendo per lui. Il Papero continua ad infortunarsi (un problema fisico anche ieri sera, si spera di lieve entità), si fa curare e coccolare, si lascia desiderare ormai da anni, quando entra in campo delude più per l’atteggiamento che per le giocate, eppure reclama spazio e sparge veleno in una serata che sembrava piena di miele.
El 92 compatta l’ambiente intorno a lui, alle sue reti ed al suo atteggiamento propositivo e positivo. Pato spacca la serenità della prima vera serata di gioia e compatta solo la critica che non può non prendere atto di questo attestato d’immaturità del brasiliano. Il primo non promette nulla, ma dimostra le sue qualità sul campo a suon di gol e prestazioni, il secondo promette faville da anni, ma puntualmente delude le aspettative un po’ per sfortuna, un po’ per l’atteggiamento errato. Due giovani accomunati dalle grandi qualità tecniche, ma gli antipodi per mentalità e maturità, uno dei due vorrebbe sentirsi leader, ma forse non lo sarà mai, l’altro leader lo è a 20 anni, ma non ha mai preteso di esserlo.

per Milannews.it

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