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Milan: la differenza tra il dire e il fare, i casi di due mondi diversi

autore
Antonio Vitiello
per Milannews.it
venerdì 23 novembre 2012, 20:00Primo Piano
autore Antonio Vitiello
23.11.2012 20:00Primo Piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Sono bastati 5 secondi per innescare un meccanismo controverso e dare vita ad una serie di reazioni che potrebbero riflettersi sul mercato del Milan. Le parole di Alexandre Pato dopo la vittoria in Champions contro l’Anderlecht non sono piaciute all’interno del club, ed ora si attende il colloquio con l’agente del brasiliano ad inizio settimana prossima. “Voglio giocare, ora viene qui il mio procuratore per valutare", aveva reclamato il numero 9 del Milan nell’immediato post gara in Belgio, ma sfortunatamente per lui il nuovo problema fisico gli farà saltare la sfida di domenica sera contro la Juve. Pato ha lamentato di avere poco spazio ma poi si è autoeliminato dalla corsa al posto da titolare con un nuovo infortunio. Un giocatore che non riesce a correre come un tempo e non gioca con continuità da più di due anni più pretendere la titolarità? La risposta è ovviamente negativa, e con questa mossa il Papero rischia di mettersi contro quei pochi compagni di squadra che ancora lo sostenevano, perché ormai gran parte del tifo milanista rimpiange quotidianamente il famoso scambio saltato con Tevez nel gennaio scorso.

Pato non vuole sentirsi accantonato e non ha digerito che Bojan e El Shaarawy lo abbiano scavalcato nelle gerarchie. Il Faraone però ha un modo diverso di agire, prima i fatti poi eventualmente le parole. Pato invece sul campo sta dimostrando giorno dopo giorno una profonda involuzione, sia tecnica che fisica ma anche psicologica. Diametralmente opposta è la situazione di El Shaarawy che quando parla lo fa sempre con grande maturità: “Voglio fare bene per il Milan. All’inizio della stagione mi sarebbe piaciuto arrivare in doppia cifra e ci sono riuscito in due mesi. Ma queste cose non si programmano. Io devo pensare prima di tutto a correre“. Ed è proprio questa voglia di mettersi a disposizione del gruppo, di correre e sacrificarsi che ormai manca al numero 9 rossonero. Una visione diversa della realtà che porterà Pato ad essere sempre più ai margini se non proverà immediatamente a salvare il suo rapporto con allenatore, compagni e tifoseria. La differenza sostanziale è che uno pensa a mettersi a disposizione della squadra, l’altro crede che la squadra sia a sua disposizione.

per Milannews.it

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