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Allegri e la trappola Sneijder

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 30 novembre 2012, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
30.11.2012 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Qualcosa è cambiato. Al di là del doping psicologico iniettato dal presidente, così come lo ha battezzato El Shaarawy, il Milan ha ritrovato nelle ultime partite quel temperamento e quella grinta che sono clamorosamente mancati nei primi mesi della stagione. Non fosse bastato un mercato devastante con un impoverimento tecnico drammatico, si era aggiunta anche un'apatia insopportabile soprattutto da parte di quei giocatori che un apporto di qualità avrebbero dovuto garantire. Era l'allenatore a dover istruire la squadra sul pressing, sullo spirito di gruppo, sulla necessità di aiutarsi in campo, di raddoppiare e di muoversi senza palla. Era l'allenatore a dover far sì che una squadra così concepita, fosse sorretta da una adeguata preparazione fisica. E mentale. Invece a qualche picco elevato, ha immediatamente fatto seguito un tonfo disarmante, il più basso probabilmente a San Siro con la Fiorentina.
Andiamo oltre il risultato. La prestazione con la Juventus è stata ossigeno per i polmoni dei milanisti, lo 0-0 o l'1-1 (ma in questo secondo caso sarebbe stato necessario che i bianconeri avessero fatto almeno un tiro in porta) non avrebbe cambiato il giudizio: la partita è stata ben giocata, bene interpretata, ben gestita. Con una sana cattiveria, con una corroborante voglia di vincerla, con una costanza durata (finalmente!) 90'. E' stato il suggello di un periodo positivo per i risultati, sia pure ancora alterno dal punto di vista del rendimento. Bruxelles infatti non aveva dato seguito a Napoli sul piano dell'intensità, nonostante la diversità dei punteggi. Il Napoli non è l'Anderlecht, è vero.

Ma è soprattutto il Milan che non è mai lo stesso Milan. Ora questa mini-serie di risultati deve avere un seguito nell'atteggiamento, nello spirito, nella volontà di risalire in classifica e il calendario sembra davvero dare una mano ai rossoneri: superare oggi lo scoglio Catania per poi affrontare Torino, Pescara, Roma e Siena nelle condizioni ideali.
Recuperare posizioni può diventare determinante anche per capire dove e come operare in gennaio. Non abbiamo dubbi sulla necessità di un attaccante da area di rigore, né di un centrocampista con caratteristiche da regista più che da distruttore, per avere una valida alternativa (o una spalla) a Montolivo. Come si inserisca in questo contesto la fantasia di Sneijder, non riusciamo francamente a capire. Dove giocherebbe l'olandese nell'ormai consolidato 4-3-3? Non sono solo le caratteristiche del giocatore a lasciare perplessi. Sono la sua età, il suo ingaggio, la sua carriera. Niente che possa interessare il Milan attuale. Sneijder è stato un discreto mediano dell'Ajax, una buona riserva del Real Madrid (52 presenze in 2 stagioni), un buon giocatore dell'Inter (76 partite in 3 anni) con una stagione memorabile in nerazzurro e con la maglia dell'Olanda nel 2009-2010. Niente, ma proprio niente di più. Se è vero che in questi ultimi anni, è riuscita l'operazione di insinuarsi in seno a club e fuoriclasse a un punto di rottura tra loro (Ronaldinho e Ibrahimovic col Barcellona, Van Bommel con il Bayern, Robinho con il City, Tevez con il City sfumata per un pelo), questa non sembra davvero somigliare a nessuna di quelle situazioni. Sneijder per il Milan è una trappola, non un'opportunità. Meglio spendere per giocatori più giovani, magari anche più bravi che non per una sola stagione in carriera.

per Milannews.it

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