Confermato sì, ma benaccetto?
Emiliano Cuppone
Incontro avvenuto, fiducia rinnovata, sorrisi distesi, pacche sulle spalle e caso rientrato.
A sentire le notizie che ieri sono giunte da via Turati, il tanto "temuto" incontro fra Gilmar Veloz ed Adriano Galliani è finito con il più classico fra i lieto fine, una telefonata d'incoraggiamento al paperotto col mal di pancia e si continua con l'amore esploso ormai cinque anni orsono.
La punta brasiliana, a dispetto dello sfogo, degli innumerevoli guai muscolari, dello sfogo della scorsa settimana, fra un esame ed una seduta di fisioterapia, ha incassato l'ennesima attestato di stima e fiducia di una società che lo sostiene da sempre.
Quale sia il reale perché di questo lieto fine (sempre che di questo si tratti, poiché nei primi giorni di luglio dalla stessa fonte arrivavano ampie e sorridenti rassicurazioni sulla permanenza di uno svedese ed un brasiliano che non frequentano più Milanello), dichiarazioni di facciata a parte, non è dato saperlo.
L'impressione, sempre più condivisa, è che il diavolo non abbia alcuna voglia di cedere adesso un giocatore che meno di un anno fa valeva 30 milioni di euro (chiedere al duo Ancelotti-Leonardo in merito), ma che adesso sembra godere di meno attenzioni rispetto al passato. Il valore di mercato di Pato è crollato, lo sa Galliani, lo sa Gilmar Veloz (che deve pensare anche all'eventuale nuovo ingaggio di un giocatore che non trova continuità da due anni, che di mestiere farebbe il goleador e che ha segnato un paio di reti negli ultimi 12 mesi), lo ha detto chiaramente Silvio Berlusconi.
Difficile quindi che il Milan decida di cederlo nella prossima finestra mercato, più facile che provi a rivalutarlo prima, meno improbabile la partenza in prestito, magari per il Brasile, ma la sensazione è che i problemi di questo ragazzo risiedano anche in una debolezza mentale, prima che fisica, ed il ritorno nella patria del divertimento non sembrerebbe indicatissimo (vi ricordate di un campione di nome Adriano e ne conoscete la storia, vero?).
Fiducia della società e dei dirigenti quindi, si va avanti con Pato, giocatore dalle doti tecniche impressionanti, attaccante dal futuro (quasi) assicurato, da ritrovare a tutti i costi, che sia per avere un campione in casa o anche semplicemente per venderlo a cifre importanti.
Diversa, però, è la questione legata alla fiducia del gruppo. Il brasiliano è sempre stato protetto da staff tecnico e compagni, coccolato (forse troppo) da un ambiente che guardava a lui come un tipo fragile (non solo muscolarmente) da tutelare a tutti i costi.
L'esternazione alquanto estemporanea e decisamente fuori luogo del post qualificazione agli ottavi di Champions, però, non sembra essere stata una mossa azzeccata per farsi ben volere da compagni che sudano sette camicie per ottenere un posto da titolare. Al Milan ci sono persone come Pazzini che lavorano come un mulo in allenamento, sfruttando gli sprazzi di partita concessigli per mettere in mostra la mercanzia, talenti come Bojan che faticano a trovare con continuità il posto da titolare nonostante ottime prove sul campo, certezze come Emanuelson che, dopo non aver steccato una gara ed aver incassato lodi a non finire, non vedono il campo ormai da diverse partite, speranze come Acerbi che trovano una bella prestazione e tornano a sedersi a bordocampo. Giocatori che si mettono in discussione, invece di discutere le scelte dell'allenatore. Non si capisce perché loro (come gli altri) dovrebbero accettare che un compagno, per quanto talentuoso, quasi sempre indisponibile o assente ingiustificato quand'è schierato in campo, possa reclamare un posto da titolare in un momento di gioia per la squadra ed ottenere una pacca sulla spalla. Ci chiediamo come Allegri, dopo essersi fatto in quattro per ricompattare il gruppo e trovare nuove soluzioni tattiche, possa piegarsi e schierarlo nuovamente semplicemente per evitarne i capricci.


