La rinascita del diavolo grazie al "Fattore B"
Emiliano Cuppone
Se si tratti di rinascita lo scopriremo solo con il tempo, per adesso ci accontentiamo di registrare evidenti segnali di crescita in una squadra che aveva messo parecchia paura addosso ai proprio tifosi.
La vittoria sulla Juve, giunta dopo la conquista degli ottavi di Champions e l’incoraggiante rimonta di Napoli, ha dato nuova linfa ad una stagione che a novembre sembrava già irrimediabilmente compromessa. Al di là del risultato, senza ombra di dubbi positivo, quello che è piaciuto di più è stato l’atteggiamento di una squadra che per la prima volta c’ha messo la cattiveria e la grinta che gli si chiede da inizio stagione.
“Per l’onore di questi colori impegno e sudore, basta questo per meritarvi il nostro amore”, recitava lo splendido striscione che la Curva Sud espose al raduno di Milanello del 2010, quando Ibrahimovic e Robinho non erano altro che sogni, frase che ritorna quantomai d’attualità in quest’annata tutta da decifrare.
Il cambio di passo, o sarebbe meglio dire di mentalità, sembra esserci stato. Dopo un inizio molle, poco convinto e convincente, la squadra di Allegri sembra avere un piglio differente, una concentrazione maggiore ed una voglia di fare qualcosa di buono che sino a poche settimane fa era difficile anche solo intravedere.
A dare una spinta decisiva, a nostro modo di vedere, il “Fattore B”.
B come Berlusconi, naturalmente, a pochi sembra un caso che da quando il presidente ha ripreso a farsi vedere a Milanello qualcosa nello spirito sia cambiato. Andiamo al di là dei consigli tattici e delle profezie, per quanto intrigante possa essere la vicenda, pensiamo che la questione sia più che altro legata al carisma ed alla carica che nessuno può negare a Silvio Berlusconi. Stimoli che vengono da un uomo che nella vita ha avuto successo, che ha riportato il Milan in alto e che dalla sua creatura si aspetta sempre qualcosa di eccezionale.
B come la serie cadetta, quella che ad un certo punto Massimiliano Allegri ha portato all’attenzione della squadra come spauracchio. Lo ha urlato ai suoi durante una riunione tecnica successiva alla brutta sconfitta con la Fiorentina, ribadendo come giocando in questa maniera la prospettiva, tutt’altro che rosea, della Serie B non fosse poi così impossibile. Chiaro che il livornese non potesse pensare seriamente alla retrocessione, ma quell’offesa ai suoi uomini ha avuto l’effetto desiderato. C’era il rischio, confermato da diverse prestazioni, che questa squadra si sentisse priva di traguardi e si lasciasse andare cullandosi sulla prospettiva di fare un campionato di metà classifica, serena di non rischiare la retrocessione, ma convinta di essere ormai troppo lontana dall’Europa. Quel discorso ha dato la scossa, ha ricompattato un gruppo che aveva bisogno di coesione ed un obiettivo da inseguire con forza e convinzione, Massimiliano Allegri sembra essere riuscito a darglielo.
B come il lato B del diavolo, inteso nel senso di fortuna, quella che è mancata per tutta la prima parte di stagione. Sino a qui il Milan non ha potuto contare su una sorte benevola, ogni piccolo errore commesso dai rossoneri veniva puntualmente punito, al di là di prestazioni più o meno deludenti, gli episodi hanno girato sempre contro El Shaarawy e compagni. Però, già a Napoli (con quell’eccesso di altruismo di Insigne per Cavani che ha negato agli azzurri il terzo gol che avrebbe chiuso i giochi), per continuare a Bruxelles (erroraccio di Deschacht che a due passi da Abbiati ha spedito largo colpendo malissimo il pallone del pareggio) e finire con la Juventus (rovesciata di Giovinco tutto solo nell’area piccola che ha svirgolato colpendo con lo stinco), sembra che la fortuna inizi a sorridere al diavolo nell’ultimo periodo.
Questa sera la prova del nove su un campo difficilissimo come quello catanese (solo Fiorentina e Napoli hanno fatto più punti della squadra di Maran in casa), il Milan è chiamato ad un filotto di vittorie per tornare a correre per obiettivi concreti, dimostrando che il “Fattore B” ha sortito il suo effetto.


