La quadratura: solo quattro cambi in quattro partite
Matteo Calcagni
Per settimane siamo stati abituati a repentini cambiamenti di formazione ed elementi. Nuovi moduli e continui avvicendamenti venivano accolti con stupore ed ironia, mentre il Milan faticava a macinare gioco e soprattutto punti. La quadratura è arrivata al San Paolo, dove Massimiliano Allegri è tornato con decisione sul "classico" 4-3-3, riscoprendo identità prima e successi poi. Nelle ultime quattro partite ci sono stati solamente quattro cambi (Acerbi-Yepes, Abbiati-Amelia, Bojan-Robinho, Yepes-Acerbi), tre dei quali effettuati per forza maggiore tra infortuni e squalifiche.
Non è un caso che, ritrovata una certa stabilità, l'undici rossonero abbia disputato le migliori prestazioni della stagione, rimontando un doppio svantaggio a Napoli, conquistando gli ottavi di Champions, battendo la capolista Juventus ed espugnando un campo ostico come il Massimino. E' significativo, nello specifico, che il trio di centrocampo non subisca modifiche da tre gare a questa parte: Montolivo, De Jong e Nocerino, insieme a De Sciglio, Mexes, Constant, Boateng ed El Shaarawy, sono sempre stati utilizzati, segno che Allegri vuole puntare ed insistere su un blocco ben preciso. La prova del nove, per così dire, è arrivata proprio a Catania: il Milan si è sistemato in campo con una formazione già rodata e sperimentata, riuscendo a trovare una vittoria fondamentale nonostante lo svantaggio iniziale. Il tecnico livornese non si è scomposto, proseguendo anche dopo l'intervallo con lo stesso undici di partenza: la reazione della squadra e il risultato gli hanno dato ragione.


