Il Faraone porta in alto il Milan. Alla ricerca di conferme contro lo Zenit per spianare la strada alla voglia di mercato
Giulia Polloli
Il Milan tentenna, parte al rallentatore, concede a Le Grottaglie il gol dell’ex, ma poi si scuote. La squadra di Maran appare compatta e aggressiva, ma questo non ci stupisce. Il tecnico ora al Catania ci ha regalato pagine di buon calcio nel su passato in cadetteria, soprattutto lo scorso anno in quel di Varese, quando i biancorossi sfiorarono la promozione in serie A giocando con caparbietà e senza alcun timore contro avversari blasonati quali Verona e Sampdoria. Maran dunque nel suo Catania mette le basi per la sua scalata in serie A, la squadra appare ben organizzata, si muove come se stesse disegnando traiettorie con riga e squadra. Il Catania ha capito il punto debole del Milan e Maran butta in area i suoi uomini migliori, soprattutto Barrientos sembra essere una scheggia impazzita, tanto però da lasciare in inferiorità numerica i propri compagni dopo pochi giri d’orologio nella ripresa. Il Milan subisce il gol perché il Catania testa il suo tallone d’Achille: i calci da fermo. Con una difesa schierata a zona, con Acerbi che parte da fermo a centro area, Le Grottaglie si insinua nelle maglie difensive rossonere e va a scavalcare tutti, gonfiando la rete di Amelia e lasciando i rossoneri nel panico, di fronte ad uno sconcertato Allegri. Se Maran sembra tarantolato sulla sua panchina, Allegri non è da meno. Più composto il tecnico livornese, ma forse anche più incisivo. Perché il Milan visto nella ripresa ha negli occhi il fuoco sacro della vittoria. Boateng si rifà della fiducia ricevuta da Allegri diventano incisivo e tornando a mettere il segno sulla gara. Suo il gol del vantaggio rossonero, mentre El Sharaawy apre e chiude marcature e polemiche. Già perché il gol del pareggio del giovane faraone è viziato da un tocco di Robinho che così lo manda in posizione di netto fuorigioco. Ma dopo l’espulsione di Boateng al novantesimo e i cinque minuti di recupero accordai dall’arbitro, sempre El Sharaawy ribadisce il risultato con un destro a giro che si insinua in rete quasi fosse stato telecomandato.
Le parole di Berlusconi dunque alla vigilia della gara, nella sala del Camino a Milanello, sono state esaudite.
Il Presidente, raccontando altri capitoli dei fasti rossoneri, ha chiesto di poter vedere una squadra affamata di gloria come contro la Juventus. Il Presidente con la sua vicinanza alla squadra forse ha colmato il gap motivazionale che aveva l’immagine di una voragine nelle anime rossonere dopo l’addio dei tanti giocatori che avevano garantito al Milan anche l’ultimo scudetto. Il percorso e la qualificazione in Champions, la vittoria contro la capolista ma soprattutto una prestazione sempre più concreta cominciano a far tornare il sorriso sui volti dei rossoneri. Se proprio bisogna mettere il coltello nella piaga, a questa squadra manca la solidità difensiva che una volta era il suo marchio di fabbrica. Ma non si può prendersela con i singoli interpreti del modulo a quattro. Acerbi e Mexes sono altalenanti nelle prestazioni, il giocatore ex Chievo soprattutto viene gettato in mischia troppo poco per acquisire quella sicurezza che risulta determinante nei comandanti il reparto difensivo. La svista nella marcatura su Le Grottaglie può essere imputata alla strategia scelta per occupare l’area nei calci piazzati: una difesa a zona piuttosto che la marcatura a uomo è rischiosa soprattutto con giocatori fisicamente importanti come Acerbi, appunto. Allegri ha capito l’errore, ma anche nella ripresa il Catania in area riusciva a trovare pertugi ottimali in cui inserire i propri uomini, nonostante la voce del tecnico rossonero tuonasse dalla panchina. Tornando a parlare della difesa, De Sciglio si conferma in ottimo stato di forma: spinge in progressione, fino al cross dal fondo e al contempo si fa trovare ben posizionato in chiusura, anche quando Barrientos spera di poter varcare la linea di porta con un giochetto dal fondo: Mattia è davanti ai suoi pali e anticipa Amelia allontanando il pericolo.
Un Milan che cercava continuità di risultati e prestazioni ha confermato i primi ma deve lavorare sulle seconde. I rossoneri ora guardano all’Europa, sempre con un occhio alla prossima apertura del calciomercato. Raggiunta la qualificazione agli ottavi di Champions, nuovi fondi sono pronti nelle casse di via Turati per essere investiti. Il Presidente aveva lasciato presagire investimenti in chiave futura, il Milan monitora molti giovani talenti, ma non disdegna l’idea di poter vestire di rossonero giocatori già acclamati ed acclarati. Il tormentone Balotelli, quello Kakà e ora quello che coinvolge Sneijder continueranno calcare le scene da qui alla chiusura dei giochi. Ma ci vuole pazienza e oculatezza nelle prossime spese rossonere. Soprattutto ora il Milan è chiamato a ripetersi fino a che la posizione in classifica sarà consolidata.


