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Guido Magherini sulla sentenza della CEDU: "Giustizia per Ricky non dall'Italia"TUTTO mercato WEB
Guido Magherini
Oggi alle 06:59Altre Notizie
di Redazione TMW

Guido Magherini sulla sentenza della CEDU: "Giustizia per Ricky non dall'Italia"

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Guido Magherini, direttore sportivo ed ex calciatore, è intervenuto a Radio FirenzeViola nel corso di "Palla al centro" per parlare della sentenza della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo) che si è espressa condannando lo Stato Italiano per i fatti che portarono alla morte del figlio, Riccardo Magherini, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014: "E' stato un percorso duro, pesante, costoso sotto tutti gli aspetti. Oggi ci ridanno una certa giustizia, però ce la dà l'Europa, non l'Italia. L'Italia aveva fatto di Riccardo una persona che nessuno conosceva come tale, un drogato, un delinquente, mentre non si conoscevano i carabinieri che sono intervenuti. Queste persone, se avessero un po' di carattere, dovrebbero dimettersi e se non lo fanno loro dovrebbero essere licenziati dai vertici dell'Arma perché questi hanno dimostrato di non saper fare il loro lavoro". Nacque spontaneamente un moto collettivo a favore di Riccardo "Per noi è sempre stato facile sapere la verità, erano altri che volevano far sapere che Riccardo fosse un'altra persona. Quando in primo grado, i colpevoli hanno preso 7 mesi, la gente diceva 'bene sono stati condannati', ma no, dovevano essere 7 anni. In cassazione, poi, ci fu il colpo di spugna da parte di un commissario che venne nominato la notte prima con un gioco di prestigio e di colpo, la cassazione, invece di inviare alla corte, assolse. C'è qualcosa che non va in Italia, non possono essere toccate queste persone. Ricordo che il nonno di Riccardo era un grande Carabiniere, e nel 1945 scelse di non togliersi la divisa, venendo beccato e andando per due anni nei campi di concentramento. Per questo noi non siamo d'accordo sul fatto che i carabinieri sono cattivi. Noi siamo per quelli buoni e ce ne sono tantissimi. Noi siamo cresciuti col culto della disciplina. Anche gli avvocati che hanno difeso i carabinieri dovrebbero avere un po' d'animo e che fanno, difendono un assassino a spada tratta? Non esiste. Lo difendo perché è il mio lavoro, ma non perché sposo quella causa. Ecco perché eravamo arrabbiati con tutti. Poi molti la pensavano come noi, 15, 20, 25.000 persone, in tutta Italia". Qual è stata la telefonata che le ha toccato di più il cuore? "Tutte, tutti hanno pianto, ma soprattutto quella del presidente dei diritti umani, il senatore Manconi. Ha detto che è stata una vittoria nostra, della famiglia. Questa è la verità. Noi abbiamo fatto quello che ci siamo sentiti di fare. Siamo felici e delusi al tempo stesso. Riccardo ne esce per bene. La vittoria però non è arrivata dall'Italia". La vicenda di Riccardo Magherini raccontata da Fabio Anselmo: La sera del 3 marzo 2014, nel centro di Firenze, Riccardo Magherini vagava in stato confusionale. Era un ex calciatore di talento, con una carriera interrotta da un grave infortunio. Quella notte non stava scappando, non stava aggredendo nessuno. Chiedeva aiuto. Era convinto di essere in pericolo. Urlava, implorava l’intervento delle forze dell’ordine. Quando arrivarono i carabinieri, Riccardo si inginocchiò, li abbracciò, chiese protezione. Era incensurato, disarmato, non aveva commesso alcun reato. Eppure venne immobilizzato a terra, in posizione prona. Una tecnica pericolosa, nota da anni. Riccardo urlò. Urlò a lungo. Poi la voce diventò flebile. Disse che stava morendo soffocato. Mentre moriva, veniva colpito. Poco prima dell’ultimo respiro pronunciò parole che ancora oggi pesano come macigni: “Non dimenticatevi di me.” La giustizia italiana lo ha fatto. Dopo due condanne nei gradi di merito, Tribunale, Corte d’Appello e Cassazione hanno assolto i carabinieri con una motivazione inaccettabile: non potevano rendersi conto che stava morendo soffocato. Eppure i testimoni hanno visto il volto diventare blu. I video e gli audio parlano chiaro: la voce che si spegne, il respiro che manca. Oggi, finalmente, è arrivata una verità che l’Italia ha negato per anni. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato italiano con una sentenza pilota, di importanza prioritaria. Una sentenza che obbliga l’Italia a: -disciplinare per legge gli interventi coercitivi su strada -cambiare una giurisprudenza che ha coperto l’ingiustificabile È un fatto storico. Un richiamo durissimo ma necessario: i diritti umani non sono opzionali. Valgono sempre. Per tutti. Anche — e soprattutto — quando una persona è fragile, spaventata, in difficoltà. Questa vittoria non cancella il dolore. Ma restituisce dignità, verità e giustizia.