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Fabregas fa ironia sul risultatismo, ma ieri a Como il vero stratega è stato Max AllegriTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 13:15Serie A
di Ivan Cardia

Fabregas fa ironia sul risultatismo, ma ieri a Como il vero stratega è stato Max Allegri

“Risultatismo, a voi piace tanto”. Sulla bocca il sorriso amaro di chi ha perso dopo aver giocato una buona partita, nella voce l’ironia di Cesc Fabregas che, dopo il 3-1 incassato al Sinigaglia dal Milan, ai microfoni di Dazn ha giocato sulla grande passione italiana per chi vince, più che per chi gioca. Ai lariani non è bastato allargare il campo di un metro, né un primo tempo in cui oggettivamente la squadra dell’ex centrocampista spagnolo ha giocato meglio rispetto a quella di Massimiliano Allegri, senza però concretizzare questa mole di calcio, scambi e frizzantezza. E poi, 90 minuti sono lunghi. C’è il secondo tempo, nel quale alcuni numeri continuano a dare ragione a Fabregas: per esempio, il possesso palla del Como è salito addirittura al 75% (68-32 il dato complessivo al triplice fischio), ma i padroni di casa non hanno creato alcuna grande occasione da gol (il Milan una). Anche il dato sui passaggi totali, relativo alla serata di ieri, fa una certa impressione: 659 Como, 320 Milan. Statistiche che vanno però inquadrate in un contesto più ampio, nel quale, ieri sera, il vero stratega è stato proprio Allegri. Più dei numeri, pesa l’interpretazione. Ottima quella del Como, che ha un’identità molto chiara e ha giocato tutta la gara grossomodo seguendo lo stesso spartito. Ha costretto il Milan a cambiare e adattarsi, il punto è che quel diavolo di Max l’ha fatto, e pure in continuazione: ha iniziato con il 4-3-3, poi è passato al 4-5-1 nel corso del primo tempo. La ripresa si è inaugurata con il Milan schierato 3-5-2 (o 5-3-2, che dir si voglia) e si è conclusa con i rossoneri sul 5-4-1. Una mutevolezza che può essere interpretata come vaghezza del proprio progetto tecnico, ma anche come capacità di saper leggere le situazioni in corso d’opera. Materia della quale Allegri è maestro indiscusso da anni: vengono alla mente delle dichiarazioni di Emre Can. Ai tempi della Juve, il centrocampista tedesco venne schierato come finto difensore in una partita giocata alla perfezione dai bianconeri con l’Atlético Madrid, e commentò: “Tatticamente non avevo mai fatto niente di simile, la linea passava in continuazione da tre a quattro e si è rivelata una mossa geniale dell’allenatore, da vero giocatore di scacchi”. Il resto, ça va sans dire, lo hanno fatto i giocatori. E questo è un altro grande marchio di fabbrica di Allegri: può piacere o non piacere, ma ha sempre portato avanti il principio per cui l’uomo viene prima dello schema, e se in oltre vent'anni di carriera ha vinto così tanto, ci sarà pure un motivo, come dice qualcuno... I numeri del campionato, peraltro, dicono che così male non gioca nemmeno. Quanto ai singoli, è oggettivo che il Milan vanti cavalli di razza, da Maignan a Rabiot (che però al Milan ci è andato perché c’era Allegri). Qualche buon giocatore, però, lo può schierare anche l’ottimo Fabregas, se è vero come è vero che negli ultimi anni nessuno in Serie A ha speso tanto quanto il suo Como, che in stagione può contare su un disavanzo di mercato da quasi 100 milioni di euro, mentre il Milan è al momento in attivo di 15 milioni. Sono numeri anche questi.