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Cos'è il cartellino arancione e perché Luis Enrique lo ha riportato alla ribaltaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 13:32Serie A
di Simone Lorini

Cos'è il cartellino arancione e perché Luis Enrique lo ha riportato alla ribalta

L'idea del cartellino arancione, si cui oggi ha parlato oggi il tecnico del PSG Luis Enrique, non è una novità assoluta dell'ultima ora, ma rappresenta il punto d'approdo di un dibattito decennale volto a colmare il "vuoto regolamentare" tra un semplice ammonimento e l'espulsione definitiva. L'origine concettuale risale ai primi anni 2000, ma è stato Michel Platini, durante la sua presidenza alla UEFA (2007-2015), il primo grande promotore dell'espulsione a tempo. Le Roi guardava con ammirazione al sistema del sin-bin ("la panca dei puniti", ndr) del rugby, dove un giocatore riceve un cartellino giallo e sosta fuori campo per 10 minuti. Inizialmente, l'idea era nata per sostituire l'espulsione nei casi di chiara occasione da gol in area (che portava a rigore, espulsione e squalifica). Negli ultimi anni, il termine "arancione" è stato adottato per semplificare l'idea a livello visuale, trovandosi cromaticamente a metà tra il giallo e il rosso, ideale per quei falli definiti "arancioni" dagli arbitri stessi: interventi duri ma non violenti, o falli tattici reiterati che interrompono lo spettacolo. Secondo le diverse bozze discusse dall'IFAB (International Football Association Board), l'organo che stabilisce le regole del calcio, il meccanismo prevederebbe una sanzione temporanea, col calciatore obbligato ad abbandonare il campo immediatamente e sedersi in una zona dedicata (panchina dei puniti), per un tempo tra i 10 e i 20 minuti. Una volta scaduto il tempo, il giocatore può rientrare in campo al primo arresto del gioco, senza che la squadra debba sprecare una sostituzione. Perché se ne parla tanto oggi? L'IFAB ha già autorizzato test nelle categorie giovanili e dilettantistiche in Inghilterra e Galles, con risultati giudicati positivi per quanto riguarda la riduzione delle proteste. Luis Enrique, con le sue recenti dichiarazioni, ha semplicemente dato voce a una corrente di pensiero sempre più forte tra i tecnici d'élite: quella che vede il calcio come un prodotto d'intrattenimento che non può permettersi "tempi morti" o partite rovinate da espulsioni troppo severe nei primi minuti di gioco.