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Inter: il ko con l’Arsenal, le cose normali e quelle anormali. Napoli: gli euro-conti di Conte. Juventus: il contratto di Spalletti. Milan: parte la seconda fase targata Allegri. E due cose sul Como e il “giochismo” targato FabregasTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:01Editoriale
di Fabrizio Biasin

Inter: il ko con l’Arsenal, le cose normali e quelle anormali. Napoli: gli euro-conti di Conte. Juventus: il contratto di Spalletti. Milan: parte la seconda fase targata Allegri. E due cose sul Como e il “giochismo” targato Fabregas

Partiamo dall’eterna e interessantissima diatriba tra giochisti e risultatisti, ‘na rottura di maroni devastante che ci ha bruciato gli ultimi neuroni rimasti e che, però, continua incredibilmente a far parlare come se fosse il primo giorno. Ebbene, signore e signori cari, anche noi diciamo la nostra: non esiste alcuna differenza sensata e logica tra allenatori giochisti e allenatori risultatisti, così come non esiste alcun allenatore che non abbia come scopo principale la vittoria. Manco uno. L’unica differenza sensata è tra allenatori che riescono a trasmettere la loro idea di calcio – qualunque essa sia – e allenatori che non ci riescono. I primi sono bravi, capaci, intelligenti, i secondi incapaci, chiacchieroni, pochissimo utili. Fabregas riesce a trasmettere la sua idea di calcio al Como? Sì. E quindi è bravo. Allegri riesce a trasmettere la sua idea di calcio al Milan? Sì. E quindi è bravo. Fine. Ciao. Arrivederci e grazie. Spalletti dice: “Rinnovo? Non ho fatto ancora nulla per meritarmelo”. La dichiarazione saggia di un allenatore saggio. Uno che (come tutti gli altri) prende elogi dopo ogni vittoria e rimbrotti dopo ogni non vittoria. E voi direte “è normale”. E sarà pure normale ma proviamo ad andare un filo oltre. Dal suo arrivo in bianconero Spalletti in campionato ha perso contro Napoli, Cagliari, pareggiato con Lecce e vinto tutte le altre. Contro Lecce e Cagliari, tra l’altro, ha giocato partite di gran spessore, finite male un po’ per caso e un po’ per scarsa capacità dei suoi terminali di far male agli avversari. In generale ha fatto vedere buon calcio e organizzazione, che poi è la prerogativa per poter immaginare un futuro meno disordinato. Morale: non deve essere Spalletti a sperare nel prolungamento del contratto con la Juve, ma il contrario, perché è solo con un po’ di continuità che si può tornare a costruire qualcosa di concreto. Le pernacchie dedicate a Fabregas per aver detto che ama un certo tipo di filosofia raccontano perfettamente il nostro modo di concepire il balun. Dice De Zerbi: “Non capisco gli attacchi a Fabregas. Quando parla non mi sembra manchi di rispetto a nessuno o faccia il fenomeno”. E ha ragione, ma del resto è il trattamento che in passato è toccato anche a lui e che dipende unicamente da un grande e imperdonabile difetto: entrambi provano a parlare di calcio. Pensa te che follia. E il Milan? L’orizzonte è sereno. Pochi se ne sono resi conto, ma i rossoneri hanno superato alla grande la fase delle “tante partite una dietro all’altra” che poteva segnare il cammino di una rosa assai asciutta e, invece, non ha fatto danni clamorosi, anzi. Ora è iniziata una nuova fase, quella del Diavolo che può programmare, studiare, preparare al meglio il suo appuntamento settimanale. E in questo Allegri è stra-maestro, probabilmente il più bravo di tutti. Il Milan è squadra da scudetto? Eccome, e il primo a saperlo è proprio mister Max (anche se – giustamente – non ce lo dirà mai). E, infine, talune sentenze: - Malen è buono (Graziarcazzo) - I kit di Sinner sono agghiaccianti - La Coppa d’Africa è uno spettacolo meraviglioso. Sì, anche con i suoi deliri - Perdere a fantacalcio per lo 0.5 tolto a Carlos Augusto causa ammonizione inesistente decretata dal sciur Di Bello è devastante - Nico Paz è il giocatore più forte della Serie A Ultime due faccende post Champions, eccole qui: 1. L’Inter contro l’Arsenal gioca una partita fatta di buone occasioni alternate a sciocche distrazioni, ma deve arrendersi contro la capolista della Premier che dalla panca può permettersi di fare entrare giocatori come Rice, Martinelli e Gyokeres. Per i nerazzurri saranno playoff dopo aver perso con una squadra, banalmente, più forte. Inchinarsi di fronte a corazzate del genere è la normalità. Sapete invece cos’è la cosa anormale? Essere riusciti a giocare due finali di Champions in tre anni dopo aver battuto colossi come Bayern, Barcellona e lo stesso Arsenal. Quello sì non era per nulla scontato. 2. Così Antonio Conte prima di FC Copenhagen-Napoli: “Gli assenti? Proveremo a fare un’impresa ma nessuno di noi è un mago. È evidente che siamo in grandissima difficoltà: ci sono annate strane, forse arriva tanta negatività da altre parti...”. E ancora: “Questa è la quarta partita in nove giorni, è una cosa assurda. Chi fa il calendario dovrebbe passarsi la mano sulla coscienza, si sottopongono i calciatori a stress fisici e mentali molto dispendiosi”. Avrebbe tutto molto senso se non fosse per due questioni. 1) Un anno fa, rivolto a chi aveva il doppio impegno, diceva così: “Hai voluto la bicicletta? E ora pedala”. 2) Pareggiare in 11 contro 10 contro il Copenhagen e mettere insieme 8 punti in 7 partite non è accettabile nemmeno se sei incerottato all’inverosimile. E questo lo sa benissimo anche lui.