Adesso le critiche a Pio Esposito sono giuste. E' così che si diventa un top player
Montagne russe, errori, insufficienze. Va tutto accettato, va tutto capito, va tutto considerato come parte del percorso. Il paradosso: ben vengano i 5, ma pure i 4. Ben vengano le partite dove Francesco Pio Esposito ancora non si dimostra un leader, un trascinatore, dove sbaglia i gol, dove non riesce a dimostrare tutto quel che di buono di lui si sta dicendo in questi mesi.
Tutto buono, tutto giusto. Perché per diventare un campione, e l'attaccante dell'Inter ne ha ogni possibilità, deve passare anche dalle cadute. Non solo dalle prime pagine che lo raccontano come il grande predestinato, dagli editoriali e dagli elogi che lo incesano a ogni pallone toccato e sfiorato. Anzi. Certi schiaffi, partite come quella anonima contro il Como sono propedeutiche al suo percorso, a quello che (ci auguriamo) lo porterà a essere il centravanti del futuro dell'Italia. E, in questo caso auguri all'Inter, il trascinatore dei nerazzurri che saranno.
Il calcio non è solo prime pagine, titoli, numeri. E' l'esatta fotografia della vita, volare troppo in alto senza rendersi conto della distanza da terra è il rischio che ha portato Icaro a bruciarsi le ali. E Pio Esposito, che ha la testa del ragazzo maturo, e le potenzialità del 9 straordinario, lo sa già. Che le critiche sono solo costruttive, che solo quelle deve considerare e solo a quelle deve puntare. A imparare dagli errori. Il prossimo derby sarà un grande esame per Esposito, giusto che respiri ogni atomo della pressione che grava sulle sue spalle. Ma non sarà un disastro, dovesse fallirlo. Solo un altro tassello del suo percorso. Anche se ha tutte le qualità per trasformarlo in un successo.
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