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Roberto Beccantini: Squalo d'aprileTUTTO mercato WEB
© foto di Chiara Biondini
Oggi alle 19:55Altre Notizie
di Redazione TMW
fonte Roberto Beccantini - BECK is BACK www.beckisback.it

Roberto Beccantini: Squalo d'aprile

Sulle ceneri dell’Usa e getta di Zenica – triste, solitario y final – vi invito a un minuto di (ri)creazione. Il 1° aprile del 1946 nasceva a Fusignano, in provincia di Ravenna, Arrigo Sacchi. Oggi, dunque, sono ottanta. Non proprio un «pesce»: uno squalo. Arrigo. Il romagnol pelato dal megafono compulsivo e il lessico abrasivo. Non lo si può giudicare dai numeri. Si commetterebbe un grave errore. Certo, la nebbia di Belgrado. Certo, il braccio di Franco Baresi: quando lo alzava in piazza Duomo, a Milano, era offside fino a piazza Navona, a Roma. Certo, i lampioni di Marsiglia, Silvio Berlusconi e le sue truppe tele-cammellate. Arrigo, però, ha cambiato la «testa» del calcio domestico. Come ha chiosato Lodovico Maradei, penna storica della «Gazzetta»: non l’ha rivoluzionato, l’ha evoluzionato. E’ stato fiammifero, non legna. Molti allenatori, Antonio Conte incluso, ne hanno adottato e adeguato il catechismo. Che, sia chiaro, è pensiero forte e non unico, come viceversa spacciano i suoi seguaci, i boriosi «fusignanisti», termine coniato da Giuseppe Pistilli. Visto da destra: ha vinto solo uno scudetto. Visto da sinistra: ha vinto due Coppe dei Campioni, due Supercoppe d’Europa, due Coppe Intercontinentali. Ognuno tira l’acqua alle sue lavagne, in bilico morboso tra «come» e «quanto». Dal ruspante laboratorio di Parma alla sofisticata Nasa di Milanello, l’antipatia per Sacchi non può e non deve banalizzarne l’eresia didattica. Eresia che predicò in tutta la sua profondità maniacale con l’harem di Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard, la scuola di capitan Baresi, Paolo Maldini e Roberto Donadoni. Non in Nazionale. Non a Madrid (sponda Atletico) e tanto meno nei ritorni a San Siro e al Tardini. Quel Milan lì, quello e non altri, il 19 aprile 1989