Julio Velasco: "All'estero giocano meglio perché hanno stadi migliori? Non ha senso"
La ricetta del volley, di cui Julio Velasco allena con grande successo la nazionale femminile, può essere un esempio per il calcio? Il ct ne ha parlato a margine dell’evento Il Foglio a San Siro 2026: “Non lo so, io quello che credo è che, quando le cose non vanno in uno sport, si debbano cercare le cause specifiche. Quello che non serve sono le cause generali, come il Paese o la cultura: quelle non le cambi. Bisogna sistemare le cose specifiche, e poi aspettare: i risultati non arrivano mica di colpo”.
Che idea si è fatto delle difficoltà del calcio?
“Leggo tante cose. Per esempio, non ci sono stadi: gli altri Paesi giocano meglio perché hanno stadi migliori? Non ha nessun senso. Ripeto: bisogna capire i problemi concreti delle squadre e non le cause generali, queste servono solo a diluire la discussione. Si parla tanto degli stranieri, ma se parliamo di limiti al calcio, non ha senso parlarne: il volley può farlo, il calcio no, è illegale. Non serve discuterne”.
Ha detto che Lamine Yamal in Italia non giocherebbe perché non piacciono i giovani. Perché?
“È un discorso che vale per tutti, anche per la pallavolo. Il giovane deve dimostrare tre volte il suo valore rispetto a quello esperto, quando in realtà dovrebbe essere il contrario. Forse è un discorso legato all’Europa: ha la saggezza dei vecchi, ma anche la difficoltà ad accettare le novità. Io sono argentino, il mio Paese compra facilmente cose che non servono, perché è giovane, adolescente. Gli italiani guardano con diffidenza alla novità: a volte è saggezza, ma ti allontana anche dal miglioramento. E alimenta luoghi comuni: per anni abbiamo detto che i nuotatori italiani non amavano le piscine straniere. O che i tennisti italiani non volevano giocare i grandi tornei. Guardate adesso”.
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