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Il più grande disastro del calcio mondiale: il Chelsea è l'esempio di come non gestire un club. 1,7 miliardi spesi sul mercato, l'ennesimo esonero e tanti talenti gettati al ventoTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:01Editoriale
di Marco Conterio

Il più grande disastro del calcio mondiale: il Chelsea è l'esempio di come non gestire un club. 1,7 miliardi spesi sul mercato, l'ennesimo esonero e tanti talenti gettati al vento

Una delle più incredibili storie di incapacità gestionale. Un miliardo e settecentomilioni di motivi per pensarlo: un Mondiale per Club e una Conference League in bacheca e null'altro dopo che il Chelsea ha salutato Roman Abramovich, accompagnato all'uscita d'Inghilterra come gran parte degli oligarchi russi dopo l'attacco in terra ucraina. La gestione Todd Boehly e di Blue Co. è stata un disastro, totale, clamoroso. Roba da far impallidire il Manchester United che è per antonomasia la società da tregenda, dal dopo Sir Alex Ferguson in poi. Il Chelsea s'è però superato: 1,7 miliardi spesi sul calciomercato in cinque stagioni, e già 70 spesi per l'anno che verrà, senza riuscire a vincer praticamente niente. Il Mondiale per Club nel suo nuovo formato è certamente un onore e un privilegio, ma poco, nulla, se paragonato a spese e investimenti. Ieri hanno esonerato Liam Rosenior, preso e strappato dalla squadra satellite dello Strasburgo in Francia e cacciato dopo cinque sconfitte consecutive. Era arrivato al posto di Enzo Maresca, preso a pesci (e titoli) in faccia dagli americani, ora Pep Guardiola lo ha già incoronato come suo erede al Manchester City. Thomas Tuchel, Graham Potter, Frank Lampard, Mauricio Pochettino, poi giustappunto Maresca e Rosenior. Adesso c'è il povero Callum McFarlane dalle giovanili, le voci sul futuro dicono Andoni Iraola dal Bournemouth delle meraviglie. Il punto non è il manico, in panchina. I disastri li sta facendo la proprietà, le chiavi del club sono ora nelle mani di Behdad Eghbali e José E. Feliciano e dei direttori Paul Winstanley e Laurence Stewart. Apriti cielo. 116 milioni per Moises Caicedo. 62 per Romeo Lavia. 56 per Jamie Gittens. 45 per Axel Disasi. 35 per Kiernan Dewsbury-Hall. 27 per Lesley Ugochukwu. 23 per Dario Essugo. 20 per Mike Penders. 16,5 per Aaron Anselmino. 10 per Caleb Wiley. Giusto qualche esempio di questa bulimia d'acquisti, neanche fosse un videogioco. Potremmo andare avanti per tante, troppe righe. Il pane, quanto pane, per chi non ha denti, raccontavano i vecchi saggi. Hanno disperso una fortuna e continueranno a farlo, per la prossima stagione già 63 milioni spesi per Geovany Quenda, Denner e Dastan Satpaev. Altro che modello inglese: contratti di 7-8 anni per spalmare i costi nel bilancio d'ogni anno e trovare un modo per sfidare i paletti del Fair Play Finanziario. Il più grande disastro del pallone Mondiale, tutti a indicare il calcio britannico come punto di riferimento da raggiungere ma tra Chelsea e Manchester United, forse sarebbe meglio iniziare a guardare anche altrove...