La squalifica e non solo, le verità di Paratici: "Milan, era fatta. Marotta? Mi insegnò a vestirmi"
Nel corso della lunga intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, il direttore sportivo viola Fabio Paratici è tornato anche sulla sua squalifica e sulla trattativa saltata all'ultimo col Milan. Queste le sue dichiarazioni in merito: "Non mi sento colpevole di nulla. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro".
Sul Milan, Paratici ha risposto così: "Non eravamo in trattativa. Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente. C'è stato lo zampino di Marotta? Non so, non credo, lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? Acqua passata, la mia storia è Firenze. Io non ho problemi, anzi, ho imparato talmente tanto da lui…".
Paratici ha poi concluso così: "Da Marotta ho imparato a vestirmi. Mi prese alla Sampdoria come capo degli osservatori il giorno dopo che avevo smesso di giocare, e io continuavo ad andare in giro come un calciatore, felpa, sneakers e via così. Finché Beppe mi disse che in ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure".
Ultime dai canali
Primo piano






