Fabregas: "Essere ct dell'Italia per me sarebbe noioso. Mai in un'altra di Serie A? Non si sa mai"
Cesc Fabregas, allenatore del Como, è intervenuto anche in zona mista dopo aver ricevuto il Premio Enzo Bearzot presso il Salone d'Onore del CONI a Roma. Queste le sue dichiarazioni raccolte da TMW: "Ricevere questo premio è una grande emozione e un grande onore per me. Qui mi sento a casa, mi sono sentito sempre molto amato in Italia, anche in passato da giocatore. Non mi piacciono molto i premi individuali, ma questo premio va a tutta la città, alla società e a tutti quelli che hanno creduto nel progetto, oltre alla famiglia Hartono e a Michael che ci ha lasciati la settimana scorsa. Stiamo facendo qualcosa di importante e dobbiamo continuare così".
Sta rivoluzionando il calcio italiano?
"No, per niente. Ognuno fa la sua strada e fa quello che serve per vincere. Due anni e mezzo fa io e il mio assistente eravamo alle 6 e mezzo al campo ad aprire il cancello, adesso abbiamo una squadra di security, palestra, ristorante, tre campi... Siamo cresciuti. Due anni fa fare un'amichevole con l'Inter era un sogno, mentre ieri abbiamo perso sì, ma piano piano stiamo provando ad avvicinarci".
Cosa pensa delle critiche di chi dice che il Como non ha giocatori italiani?
"Le capisco, anche perché arrivano in un momento in cui l'Italia non va al Mondiale per la terza volta. Noi stiamo provando a creare un settore giovanile forte e stabile, con tanti giocatori italiani. Stiamo investendo anche nelle strutture. Ieri diversi giovani italiani erano in panchina... Goldaniga l'anno scorso è stato il terzo che ha giocato di più. Quest'anno non ne abbiamo tanti, è vero, ma questo fa anche parte di una società che sta crescendo in fretta e deve sacrificare qualcosa nel percorso. Mi auguro che in futuro il Como possa parlare sempre più italiano".
Potrebbe mai allenare un'altra squadra italiana?
"La vedo difficile sinceramente, però non si sa mai. Sono contentissimo a Como e spero di rimanere qui. Poi, si sa, nel calcio non puoi mai sapere cosa succederà domani. È impossibile pensare al futuro, il calcio va troppo veloce, quindi è meglio concentrarsi sul presente con tranquillità assoluta".
Si vede invece come ct della Nazionale italiana?
"Magari un giorno arriverà, ma io adesso mi sento troppo... allenatore. Mi devo sentire tutti i giorni in campo, essere allenatore dell'Italia adesso sarebbe - come si dice? - noioso. Magari quando sarò più vecchio...".
Un'ultima battuta sulla Champions.
"Non è per noi in questo momento parlarne (sorride, ndr)".
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