Elezioni FIGC, Abete vs Malagò: si parte, candidature depositate. AIA quasi commissariata
Giancarlo Abete contro Giovanni Malagò, ora è anche ufficiale. Nella giornata appena conclusa, la partita per la presidenza della FIGC ha una griglia ufficiale, in vista del voto del 22 giugno. L’ex presidente del Coni parte nettamente avanti: le componenti che lo hanno accreditato - Serie A, Serie B, calciatori e allenatori - valgono sulla carta il 54% dell’assemblea, anche se si voterà con gli organici dei campionati 2026/2027.
Il vantaggio di Malagò non si limita però ai sostegni già ufficiali. L’ex numero uno dello sport italiano può contare su consensi anche dentro la LND guidata da Abete e nella Lega Pro di Matteo Marani, unica componente rimasta finora senza un’indicazione formale. Abete, che la Federcalcio l’ha già presieduta, prova invece a spostare il baricentro della campagna elettorale. Non contesta la qualità dell’avversario, ma il metodo scelto da chi lo sostiene, in particolare Serie A e componenti tecniche. “È stato innaturale individuare la persona senza discutere i contenuti”. Sul tavolo della FIGC resta anche il caso AIA. Il consiglio federale di ieri ha di fatto aperto la strada al commissariamento dopo l’inibizione di 13 mesi del presidente Antonio Zappi, manca il parere del Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI.
Come funzionano le elezioni federali
* Serie A – 20 delegati (ogni voto vale 4,644 per una somma complessiva di 92,88), 18%;
* Serie B – 20 delegati (ogni voto vale 1,548 per una somma complessiva di 30,96), 6%;
* Lega Pro – 57 delegati (ogni voto vale 1,086 per una somma complessiva di 61,902), 12%;
* LND – 99 delegati (ogni voto vale 1,772 per una somma complessiva di 175,428), 34%;
* Calciatori – 52 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 103,168), 20%;
* Allenatori – 26 delegati (ogni voto vale 1,984 per una somma complessiva di 51,584), 10%.
Come viene eletto il presidente? Si vota a scrutinio segreto, con un sistema elettronico. Per l’elezione del presidente è sufficiente la maggioranza semplice (cioè dei voti validamente espressi). È previsto un sistema di quorum variabili a seconda di quanti siano i candidati: se uno o due, si vota per un massimo di tre scrutini. Con più di due candidati, il primo turno è sostanzialmente un filtro: se nessuno ottiene la maggioranza, vanno al ballottaggio i primi due, fermo restando il limite massimo di tre scrutini complessivi.
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