Gimenez: "Non potrei mai parlar male del Milan. Difficoltà? La tormenta non dura per sempre"
Impegnato con il Messico al Mondiale, Santiago Gimenez si è raccontato ai microfoni di Croanche di Spogliatoio. Queste le sue parole: "Sono in Argentina, ho ancora tanti parenti lì. Con i miei genitori ci trasferimmo in Messico quando io avevo 2-3 anni. Il Messico è un paese meraviglioso, con una cultura unica e molto accogliente con tutti. Abbiamo una storia molto profonda e cerchiamo di rappresentarla in ogni momento. Anche per noi calciatori portare le nostre radici quando indossiamo la maglietta della Tricolor è incredibile".
Ha ritrovato queste sensazioni in Italia?
"E' molto simile sia all'Argentina che al Messico. La gente è incredibile in Italia, sono molto felice del modo in cui sono stato accolto. Vivere a Milano è un'esperienza unica, mi piace passeggiare con mia moglie, uscire per un caffè o per visitare la città. Sono grato al Milan, non potrei mai parlarne male perché mi ha permesso di realizzare il sogno che avevo fin da bambino, quello di vestire i colori rossoneri. Da piccolo ho vissuto l'epoca dorata del Milan, cercavo di vedere più partite possibile: con mio papà non ci perdevamo un derby, era una partita che non aveva nulla da invidiare agli odierni Clasicos tra Real Madrid e Barcellona. Avevo una maglia di Kakà e una di Ronaldinho".
Adesso come vivono la sua notorietà in Messico?
"Il Messico ha una tradizione calcistica molto forte e per questo è raro che i giocatori messicani vengono a giocare in Europa. Una volta che sei arrivato qui hai la responsabilità di ispirare e motivare tutti i bambini messicani che lottano per il loro sogno. Io mi sento in questa posizione e credo che con il mio lavoro possa ispirare molti ragazzi. Una volta al Feyenoord litigai con un mio compagno e tantissimi messicani gli scrissero per difendermi. So che alle mie spalle ho 130 milioni di messicani che mi appoggiano".
Come ha vissuto la stagione difficile?
"Come sempre nella vita ci sono momenti positivi e altri meno buoni ma da quando mi sono avvicinato molto alla religione ho ottenuto una certa stabilità a livello di emozioni. Quando le cose vanno male mi affido alla fede, al fatto che una tormenta non può durare per sempre. Allo stesso tempo, quando le cose vanno bene, cerco di rimanere tranquillo e umile. Ci sono alti e bassi nella vita".
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