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L'Italia scarica Infantino, Simonelli critico: "È una decisione di Malagò, non della FIGC"TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 16:07Serie A
di Ivan Cardia
fonte Da Milano, Antonello Gioia

L'Italia scarica Infantino, Simonelli critico: "È una decisione di Malagò, non della FIGC"

Il presidente della Lega Calcio Serie A non ha apprezzato le modalità della decisione della FIGC di ritirare il sostegno al presidente FIFA
Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, ha parlato a margine della conferenza stampa di presentazione del Gran Gala del Calcio AIC: “È una grande vetrina, per l’Italia e per il mondo. Il calcio italiano sta tornando, oggi è anche molto apprezzato: lo distribuiamo in 200 Paesi al mondo, abbiamo tanti calciatori di grande valore e molti giovani bravi che ci divertiremo a vedere. Il campionato è bello e avvincente, negli ultimi anni non c’è mai stato lo stesso vincitore, a differenza di altri grandi campionati”. Condivide la scelta della FIGC di ritirare l’appoggio a Infantino? “Malagò ieri sera mi aveva anticipato questa intenzione, personalmente avrei preso tempo. Sono amico di Infantino, è stato anche in visita nella sede della Lega, prima volta per un presidente FIFA, e di questo gli sono grato. Malagò mi ha comunicato questa sua decisione, ne prendo atto e mi limito a questo”. Avrebbe preferito una decisione collegiale? “Beh, come dicevo: non è una decisione della FIGC, ma del presidente della FIGC. Io ne sono stato informato, non so se altre componenti ne siano state informate”. Cosa ha detto la prima giornata di campionato? “È bello vedere tanti giovani di valore, che si stanno manifestando con gol e giocate interessanti. È uno stimolo per tutti”. Si auspica ammorbidimenti sui divieti per alcuni settori degli stadi? “Siamo sempre dalla parte della polizia e capiamo le esigenze di ordine pubblico. Però vogliamo, e ne abbiamo anche parlato con il ministro Piantedosi, che si è detto disponibile, una clusterizzazione. Cioè provvedimenti mirati, non a pioggia: in trasferta non devono andare i facinorosi, i tifosi veri sì”. Una prima giornata con più tempo di gioco. Che ne pensa? “Troppe interruzioni non fanno piacere e non piacciono a nessuno. Questa prima giornata ha fatto vedere certe cose, credo che una volta comprese bene le dinamiche andremo verso un calcio sempre meno interrotto”. La nuova linea arbitrale che tende a far giocare di più? “Abbiamo avuto un incontro con i club in cui Orsato e Messina ci hanno illustrato la loro nuova linea. L’abbiamo condivisa, perché snellisce il gioco: come ho avuto modo di dire anche in altre occasioni, l’importante è che questo nuovo metodo, in cui non si accentua il piccolo fallo, sia applicato in modo omogeneo a tutte le squadre. Benissimo l’impostazione, l’importante è che quello che non è fallo una domenica non lo sia nemmeno in quella successiva”. Supercoppa Italiana in Europa o fuori Europa? “Non lo sappiamo ancora. Sappiamo che giocheremo il 22 o 23 dicembre, stiamo aspettando le ultime offerte: se saranno in linea con le aspettative potremmo pensare di farla sia dentro sia fuori dall’Europa, anche se non lontanissimo. Se fosse in Italia, da regolamento si giocherebbe a San Siro”. Quanto è indietro la Serie A rispetto agli altri grandi campionati? “Se parliamo di audience, non è facile eguagliare Inghilterra e nemmeno Spagna, anche per motivi linguistici, vista la maggior diffusione dell’inglese e dello spagnolo. Siamo terzi, ma lontani da loro. Se parliamo di valore del campionato, oggi le stime di mercato dicono che vale di più quello italiano rispetto a quello spagnolo. Nell’immaginario collettivo sembra che la Spagna abbia un campionato con più valore rispetto al nostro, perché tutti i grandi campioni sono concentrati in due-tre squadre. Noi li abbiamo divisi in più squadre, è una cosa che dà valore. La Francia si sta avvicinando grazie al Paris Saint-Germain, ma vincono sempre loro, come il Bayern Monaco in Germania: in questi Paesi le squadre di punta hanno la capacità di avvicinare grandi giocatori. Noi abbiamo avuto un periodo in cui, grazie al decreto crescita, abbiamo potuto competere: non faceva risparmiare denaro, ma consentiva di prendere giocatori di alto livello a parità di spesa. Abbiamo vinto con Atalanta e Roma, l’Inter è andata due volte in finale di Champions, ci sono stati dei risultati. È stato interpretato male, in realtà con quel risparmio i club potevano ambire a calciatori che oggi come oggi non ci possiamo permettere”.

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