Pellegatti racconta Franco Baresi: "Leader da subito, anima vera del Milan"
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Il calcio italiano e mondiale ha salutato un mito come Franco Baresi, scomparso all'età di 66 anni. Una carriera incredibile quella dell'ex capitano di Milan e Nazionale, vissuta sempre e solo con queste due maglie e coronata da successi e anche delusioni. Con i rossoneri conquistò sei scudetti, quattro Supercoppe italiane, tre Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe Intercontinentali, diventando il secondo calciatore con più presenze nella storia del club, alle spalle del solo Paolo Maldini. Con la nazionale italiana vinse il campionato del mondo 1982, pur senza scendere in campo, e raggiunse la finale del campionato del mondo 1994, stavolta da capitano azzurro; nell'arco di tredici anni disputò in maglia azzurra tre campionati del mondo (Spagna 1982, Italia 1990 e Stati Uniti 1994 – unico calciatore italiano ad aver chiuso la propria esperienza mondiale con, rispettivamente, un primo, un terzo e un secondo posto).
E a Storie di Calcio, trasmissione della radio di Tuttomercatoweb.com, condotta da Marco Piccari, a raccontarlo è stato il giornalista Carlo Pellegatti. "La prima fotografia è il suo debutto autorevole a quasi 18 anni, nel 1978. Liedholm, che aveva scoperto nel provino del '59 Rivera e disse 'Prendetelo subito', ha scoperto anche Baresi, che ha ricevuto la fascia simbolicamente proprio da Rivera. Lo ha messo subito Liedholm questo ragazzo in campo. Si affidò praticamente subito a lui per comandare la difesa e Baresi vinse lo Scudetto della stella. La scomparsa dei genitori da giovani ha velato il suo volto per sempre. Era capace di grandi sorrisi, ma mai uno trascinante. Era molto discreto. E poi era uno da un paio di occhiate, non urlava mai ai compagni".
E ha continuato: "Va a comandare la difesa subito, titolare inamovibile a 18 anni. Affiancato da Collovati e Maldera, tutti giovani anche se non come lui, ma si è visto subito che era forte. Come Kakà, sono rimasto incantato da subito. L'ho visto giocare a Belgrado, contro la Stella Rossa, davanti la difesa. La più bella partita di Baresi è quella. Lui giocò una partita trascinante. Ebbe occasione di andare via ma sia lui che il presidente Farina dissero di no. Non sapevamo ma in quegli anni, gli inizi degli Ottanta, quando andò in B, ha rischiato di andare via, ma Baresi lo ha sempre detto che è voluto rimanere con quella maglia".
Pellegatti che ha raccontato poi le qualità di Baresi: "E' riuscito ad avere una grande personalità senza parlare. Con lo sguardo e con l'esempio non è facile comandare, lui lo ha fatto. E poi le intuizioni. Sapeva sempre dove andava la palla. Sapeva dove arrivavano i pericoli. Mi ricordo Milan-Torino 1-0, gol di Raducioiu, la difesa sbaglia e arriva una grande occasione del Toro, ma arrivò lui e rubò la palla all'avversario e salvò un gol già fatto. E poi che bello quando veniva avanti e portava la squadra ad alzarsi. C'era un brivido quando prendeva la palla in quel modo".
Un giocatore ancora oggi moderno: "Sarebbe l'ideale per Guardiola, Fabregas, per questi allenatori. Ha fatto crescere tutti i suoi compagni di reparto. Maldini era forte, ma è cresciuto con lui. Cosa è diventato con lui Costacurta, ma anche Tassotti. Forse Scirea era più bravo, ma quando un giocatore viene esaltato anche dai risultati...Baresi ha giocato nella squadra di club più forte della storia. Ha giocato con grandi campioni e la sua leggenda è aumentata. E' stato eletto il milanista del secolo, qualcosa vorrà dire, perché di campioni ce ne sono stati in rossonero".
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