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Il Milan e la presunzione di snobbare il Ferencvaros. Un film già visto negli ultimi anni

autore
Gaetano Mocciaro
Oggi alle 22:08Serie A
autore Gaetano Mocciaro
05.11.2026 22:08Serie A
Toccato contro gli ungheresi il punto più basso della stagione. Anche con Fonseca e Allegri gli stessi cali di tensione contro avversarie meno quotate
www.imagephotoagency.it
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La partita giocata contro il Ferencvaros diventa di diritto la più brutta del Milan da quando Ruben Amorim siede in panchina. Superati gli orrori visti contro Benfica e Bournemouth dove almeno c'era l'attenuante del valore dell'avversario, ampiamente superiore agli ungheresi. Questa volta non ci sono scuse e i fischi di San Siro testimoniano il forte fastidio provato per la (non) prestazione.

Le parole di Amorim e De Winter

"Non c'è spiegazione, non c'è niente che io possa dire. Non ricordo un altro primo tempo così: si tratta di ambizione e di atteggiamento, abbiamo dato loro opportunità e perso palloni stupidi" è uno dei virgolettati di Ruben Amorim al termine della partita. "È tutto mentale" ha spiegato Koni De Winter al termine della partita.

Crollate le motivazioni dopo il derby

È vero che in campo ci vanno i giocatori, ma l'impressione è Amorim che non sia riuscito a motivarli a dovere. La partita contro il Ferencvaros era la prova del nove dopo il grande derby. Perché se contro l'Inter gli stimoli vengono da sé, è in queste gare che serve inculcare le giuste motivazioni alla squadra. Assistiamo a un primo tempo troppo brutto per essere vero, ai 3 cambi nell'intervallo che sono un deja vu di questa stagione e a un encefalogramma della squadra che resta piatto.

Un film già visto con Fonseca e Allegri

Un film già visto, due anni fa, sempre con un allenatore portoghese al timone: il 5 novembre 2024 il Milan sbancava il "Bernabeu" con un epico 1-3 sul Real Madrid. Sembrava la svolta per Paulo Fonseca in sella a un Milan fatto di saliscendi. Una prestazione immediatamente vanificata da un 3-3 a Cagliari quattro giorni dopo, con i rossoneri che incassano due reti da Gabriele Zappa. Ma anche con Allegri si passava dai successi contro le big ai pari o alle sconfitte contro chi rischiava di retrocedere. Stesso filo conduttore: una continuità che non si riesce a trovare, nonostante l'evidente qualità della squadra.

Pavlovic come esempio da prendere

Una frase di Amorim va evidenziata: "Tutti si devono allenare come Pavlovic, in allenamento è pronto a morire". E uno come il serbo, lasciato fuori per rifiatare dopo aver giocato tutte le partite, è mancato eccome. Nessuno aveva il fuoco dentro in campo, nemmeno chi deve conquistarsi una titolarità. Questa è stata la cosa che ha impressionato di più: una leziosità irritante, come se la vittoria a questo Milan fosse dovuta per diritto acquisito. Peccato che il Ferencvaros non fosse dello stesso avviso.

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